Quanto Mertens potrà ancora dare al Napoli (?)

L’unico giocatore del Napoli formato “big” che ha acquisito goliardicamente un nome prettamente partenopeo è proprio Dries Mertens. Le origini belghe tradiscono il suo animo caldo, gioviale, tipico di un popolo cresciuto tra il mare e un cielo quasi sempre terso e azzurro, come i colori che rappresentano la squadra. ‘Dries di nome, Ciro di fatto’ insomma e lui ha apprezzato sin da subito le peculiarità della città, integrandosi perfettamente nel sistema urbano, facendosi trovare spesso ai baretti di Chiaia o sul lungomare, come un uomo qualunque. Ma lui uno come tanti non lo sarà mai qui.

L’evoluzione ‘mertensiana’ è cominciata ufficialmente con Sarri, tramutatosi in un attaccante d’area di rigore più che di fascia, sollevato di non dover più combattere il posto con un altro scugnizzo Lorenzo Insigne. Essere titolare in un Napoli che ambiva e sognava il primo posto era una responsabilità che superava abbondantemente le sue spalle, seppur minute, in grado di sopportare il peso di un cambiamento significativo e, al contempo, fondamentale nella sua carriera ricominciata, come una sorta di fenice rinata dalle ceneri, a quasi 30 anni. Falso nueve? No. Prima punta e basta.

Nella stagione 2016-2017, quando Higuaìn lasciò il posto allo sfortunatissimo Milik, il numero 14 – sostituendo il polacco – segnò in totale 34 reti. Un’immensità, un pronostico che nessuno avrebbe azzeccato. Sarri, all’epoca, ringraziò notte e giorno il talento del belga perché l’emergenza in attacco era assoluta. Da allora la mattonella centrale è stata la sua casa, ripetendosi sì con altri numeri l’anno successivo (22 gol) ma sempre tutte bellissime e di pregiata fattura. Napoli era tutta ai suoi piedi. Con Ancelotti, poi, il turnover è stato maggiore ma Dries ha convinto pure l’ex Milan con la naturalezza di sempre. Poggiato su un lato della bilancia, dall’altra parte c’è il tempo che inesorabilmente passa e un contratto che man mano va ad incidere sulla leva che tiene tutto equilibrato. Il piatto ove è poggiato la fine di un ciclo, i rapporti con la società sembra farsi sempre più pesante.

Attualmente le strade fra il Napoli e Dries-Ciro sembrano aprirsi in una biforcazione parallela. A gennaio le possibilità che potesse andare via erano alte: nonostante i quasi 32 anni le sue capacità calcistiche non si discutono, così Chelsea e Inter si sono fatte avanti senza troppi fronzoli per portarlo via dalla sua casa nei pressi di palazzo Donn’Anna. L’amore, la gratitudine e la professione si trovano spesso su un filo sottilissimo che, con poco, tende a spezzarsi.

Lui vorrebbe rimanere, ma non può fare a meno di pensare all’ingaggio (troppo esoso, al momento, per le tasche del presidente) e un progetto, quest’anno, naufragato per tanti fattori e che vede il futuro di tutti incerto. L’Inter di Conte potrebbe essere una scelta per rimanere in un club di livello, però sa che perderebbe il rapporto puro e sincero plasmatosi con una intera città. L’estero la possibilità più giusta, ma è pronto per lasciare la sua Napoli? E allora, a ridosso di una partita che venerdì potrebbe regalargli la gioia di diventare il primo marcatore della storia azzurra, superando finanche Hamsik dopo la “tappa” Maradona, i pensieri si focalizzano al presente e a quanto ancora possa dare con questa maglia e le sue magie, come quella di Cagliari, che aiutano il Napoli a risalire. Ci si chiede: quanto Mertens può ancora dare a questo Napoli? Difficile dirlo, ma una certezza c’è: il vero campione non tramonta mai. Lui lo è. E forse la risposta è tutta nella domanda.