The show must go on: c’è una stagione da portare avanti!

Pali, traverse, tanta sfortuna e poca lucidità.

Polemiche arbitrali, clima rovente, tanta apprensione e poca brillantezza.

Litigi e ammutinamento, tanta tensione e poca serenità.

Quello dipinto anaforicamente non è un film horror dello Stephen King del calcio, ma è la realtà dei fatti che si stanno innescando, come un vortice, attorno alla squadra.

Insomma, chi di noi avrebbe immaginato un inizio di stagione così rovente in casa azzurra? Parliamoci chiaro, nell’era De Laurentiis, senza dubbio, rappresenta il momento più difficile e convulso che si sia mai visto, primo anche alle tensioni post Napoli-Lazio di coppa Italia, gestione Benitez, quando il patron portò la squadra in ritiro. All’epoca la stagione fu un fallimento totale, il Napoli perse la qualificazione in Champions all’ultima giornata contro la Lazio e la squadra fu salutata con fischi e insulti da parte dei tifosi.

Era il mese di aprile, oggi siamo ad inizio novembre. Non si può compromettere una stagione, dove tutto è ancora in gioco, alla dodicesima giornata di campionato e alla quarta di Champions con la qualificazione agli ottavi che appare, facendo i dovuti scongiuri, quasi cosa fatta. Inutile ricostruire per l’ennesima volta le vicende, inutile parlare di spogliatoio spaccato, inutile individuare colpevoli e responsabili, inutile individuare chi ha torto e chi ha ragione: ci sarà tempo per farlo, ma adesso c’è una stagione da portare avanti!

Il Napoli ormai è ai livelli top in Europa e in Italia e non può, per il prestigio guadagnato, concedere a se stesso di assumere un comportamento da provinciale, si rischierebbe di scempiare quanto di buono fatto negli ultimi anni. The show must go on: la stagione deve andare avanti. Ammutinamento è stato, ci saranno provvedimenti, si adirà per vie legali com’è giusto che sia, ma prevalga il buon senso da tutte le parti. Rispetto verso i tifosi che spendono e investono per il Napoli, rispetto verso la società, rispetto verso i colori e la maglia e soprattutto rispetto verso se stessi: verso professionisti pagati a fior di quattrini e tutelati in ogni maniera, che non possono e non devono, per colpa di un capriccio, ribellarsi come fossero lavoratori sottopagati e sfruttati dal proprio datore. Ci sarà tempo, a fine campionato, di capire cosa si vuole fare. Ci sarà tempo di capire se la guida tecnica è quella giusta o meno per una piazza tanto bella quanto difficile come Napoli, ci sarà tempo per capire chi tenere e chi mandare via, ci sarà tempo per tirare le somme, ma adesso prevalga l’oculatezza e il senno che da sempre hanno contraddistinto la società calcio Napoli. Quella accaduta martedì sera resta una brutta pagina della storia del calcio Napoli, ma soprattutto della storia professionale di giocatori che eticamente hanno mostrato limiti che forse mai li renderanno campioni nella vita e nel calcio. Diceva Alexandre Dumas, “a ogni male ci sono due rimedi: il silenzio e il tempo”. Silenzio d’ora in avanti: zitti e pedalare per un’annata da salvare.La rivoluzione ci sarà, ci dovrà essere, ma non adesso: il tempo renderà le cose ancora più chiare e permetterà, con lucidità e serenità, di intraprendere a fine anno un cambio rotta che sembra ormai essere inevitabile

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