EDITORIALE – Al San Paolo va in scena il funerale del calcio italiano


Nel lontano 1846 in Inghilterra, precisamente a Cambridge, nacque la prima squadra di calcio e con essa ufficialmente il gioco che più nella storia ha appassionato e continua ad appassionare milioni di tifosi in tutto il mondo.

Ma cos’è realmente il calcio? Se lo chiedete a qualcuno che poco ne capisce, vi risponderà che il calcio è 22 giocatori che corrono appresso ad un pallone cercando di buttarlo in rete, con un arbitro che, “al di sopra di ogni sospetto”, sancisce il vincitore e lo sconfitto. In effetti i padri fondatori lo avevano immaginato in tali termini, e chi risponde così non ha tutti i torti, ma la domanda che ci si pone è ideologicamente oggi cos’è diventato il gioco del calcio?

“Il calcio è una bugia” diceva Benitez, Zeman invece lo ha definito “sempre più un’industria e sempre meno un gioco”. Ma cosa sta diventando oggi il gioco del calcio?

Panta rei: tutto cambia e tutto scorre.

Nato per divertire, nato per appassionare, nato per emozionare, oggi il calcio è diventato una bugia, un’industria affaristica che si schiera dalla parte dei potenti, dalla parte degli “invincibili“, dalla parte degli intoccabili, dalla parte di chi, dopo le tristemente note vicende del 2006, meritava la radiazione dal sistema e invece in quel sistema ha stabilizzato e potenziato le proprie radici fuorviate, meschine e corrotte che hanno ammazzato e torturato, dopo lunghe fasi di agonia, il calcio italiano. 

Ieri sera, al San Paolo di Napoli, si è celebrato il funerale del calcio italiano. Inutile rispolverare moviole, parlare di errori, di nefandezze commesse, perché ormai ne abbiamo la pancia piena. Inutile sottolineare che quanto accaduto è stato uno scandalo, inutile incolpare Giacomelli e Banti (che ci auguriamo di non vederli più arbitrare), inutile protestare e aizzare i toni contro chi dice che il fallo era di Llorente: inutile perché un morto quando è morto non può essere resuscitato!

30-10-2019, la celebrazione del funerale del calcio italiano. Un funerale però tardivo. Tardivo perché ormai il cadavere del defunto è in putrefazione. Tardivo perché la morte del calcio italiano è avvenuta 2 anni fa, il 28 aprile 2018, quando qualcuno ha deciso di ammazzare il sogno che il popolo partenopeo aveva nel cuore, quando hanno scippato uno scudetto vinto sul campo, quando hanno fatto capire che il sistema, lo stesso sistema che nel 2006 nelle aule giudiziarie è stato messo a nudo, non é mai andato via.

Che fare ora? Nulla! Nulla perché da lunedì tutto ritornerà come prima. Ci saranno vinti e vincitori, cori razzisti e sfottó, insulti e complimenti, tutti marionette di un teatrino che comincia francamente a stufare! Riformare, svecchiare e rinnovare, solo così “Lazzaro” potrebbe forse resuscitare!

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