L’analisi – Si ricomincia da tre con il fenomeno in panchina

Dal più nove pronosticato da Allegri al meno quattro del Napoli alla fine di un sabato che sorride agli azzurri mentre le altre inciampano.
Dopo la sosta il Napoli ricomincia dai tre punti così come aveva terminato. Ma non per tutte le avversarie è stato così. La sconfitta casalinga della Roma con la Spal e il pareggio, sempre in casa, della Juventus, mettono le ali al Napoli che al Friuli tiene sotto controllo la gara per poi dilagare nel finale. Ancora una volta la mano di Carlo Ancelotti a forgiare una squadra che cambia negli interpreti ma non nei risultati. Titolarissimi addio. Potrebbe intitolarsi così un nuovo libro da scrivere per insegnare a tutti come l’attingere a tutto il gruppo a disposizione porta benefici nel breve e sopratutto nel lungo termine. Udine dimostra ancora una volta che il saper leggere le partite non è da tutti e a volte anche un pizzico di provvidenza in aiuto dell’allenatore serve. Si fa male Verdi dopo 2’ ed ecco che sale in cattedra il protagonista che non ti aspetti…o meglio che aspetti da tempo. Fabian Ruiz viene gettato nella mischia mentre tutti pensano che Diawara o Hamsik dovessero essere il cambio più adatto….ed ecco che lo spagnolo si guadagna la scena siglando dopo meno di 10’ dal suo ingresso in campo il gol che spiana la strada alla vittoria del Napoli in una gara che, a discapito del risultato finale, è stata più ostica del previsto. Basti pensare che tre interventi di Karnezis tra primo e secondo tempo sono stati decisivi per non rimettere i friulani in partita. Il portiere greco altra giusta intuizione di Ancelotti. Ospina stava facendo bene ma i viaggi intercontinentali logorano e in vista delle prossime gare contro PSG e Roma, era giusto dare spazio a Karnezis nel suo vecchio stadio dove non ha per nulla sfigurato.
Turnover azzeccato? No, quella di Ancelotti si chiama gestione della rosa e motivazione di tutti i ragazzi a disposizione per far sentire ognuno protagonista e trovarli pronti e motivati al momento opportuno. Mancava anche il protagonista assoluto di questo avvio di stagione, Lorenzo Insigne, ma Carletto non si scompone perché ha fiducia nel suo gruppo. Non è più facile come una volta per gli avversari preparare le gare contro gli azzurri perché oltre all’imprevedibilità degli uomini c’è anche quella dei moduli perché anche stasera oltre al 4-4-2 classico, il Napoli ha anche spesso messo in atto il 4-1-4-1 o il 3-4-3. Una squadra camaleontica che cambia pelle a partita in corso e si adatta ad avversari e momenti della gara.
Altra scommessa vinta di Ancelotti è certamente quella di Marko Rog. Entra a 5’ dalla fine e invece di sentirsi un comprimario ed essere un cambio per “perdere tempo” si rivela il cambio azzeccato. Meno di un minuto e il croato mette a segno il 3-0. Quante orecchie saranno fischiate oltremanica. Ma oltre ai cambi in corsa come questi, sono quelli nella fazione iniziale che premiano Ancelotti. Pensiamo infatti a Malcuit che sta dimostrando sempre di più di essere stato un acquisto indovinato. La sua azione, tra le tante, che ha segnato in positivo la gara è stata di certo l’iniziativa personale in occasione dell’azione del calcio di rigore. Da rivedere la coppia Milik-Mertens. Nel loro caso gli impegni con le Nazionali si sono forse fatti sentire. Un’intesa da trovare per i due che si pestano troppo spesso i piedi lì davanti. Appena il polacco è uscito, Mertens si è visto un pò di più, a parte il gol di rigore, entra anche nell’azione con Rog nel terzo gol. Per la M&M una serata non certo da incorniciare.
E adesso il PSG. Una sfida proibitiva per gli azzurri contro il trio delle meraviglie che incanta sotto la torre Eiffel. Come contro il Liverpool ci vorrà la mano sapiente del fenomeno in panchina oltre alla grande concentrazione e abnegazione di una squadra che sta, giornata dopo giornata, dimostrando di seguire il proprio tecnico in ogni sua scelta senza mai mostrare segni di dissenso come un tempo perché anche in 5’ ognuno sa di giocarsi una chance importante perché potrebbe essere quella per essere titolare nella gara successiva e non scivolare mestamente ancora in panchina per far spazio ai soliti noti.