Il tempio di Maradona: nel nome di Diego

A Napoli, molto più che nelle altre immense metropoli del mondo, si sa, sacro e profano spesso si fondono per creare un eterogeneo miscuglio di caducità ed eterno. Il calcio, da questo punto di vista, è il cardine dell’intera vita partenopea. La gioia che dal Vomero alla Sanità, passando per la provincia e i Quartieri Spagnoli, tutti i cittadini ricercano nel pallone ha radici ormai quasi centenarie.

Ne consegue che scorgere veri e propri “luoghi di culto” dedicati a figure decisive nella storia del Napoli calcio non sembra un’eresia. Qualsiasi uomo abbia fatto la storia del club azzurro ha portato sempre via con sé un pizzico di cuore dei tifosi. E chi, se non l’Unicum per eccellenza, il Dio del calcio incarnato in un ragazzo riccioluto e basso, meriterebbe una venerazione degna di un Santo?

Camminando oltre Piazza del Gesù, lasciandosi dietro l’obelisco e procedendo in avanti per un centinaio di metri, oltre l’inebriante odore del caffè, si raggiunge il “Bar Nilo”, dove è sito il “Tempio di Maradona”. A prima vista sembra una delle centinaia di edicole votive che costellano i quartieri antichi: un finto tempietto con due colonne ai lati e un transetto, l’immagine del Beato, icone che ne rievocano la memoria.

Stavolta, però, i protagonisti cristiani della tradizione classica lasciano il palcoscenico all’adorazione del più grande calciatore e numero 10 di tutti i tempi: Diego Armando Maradona.

Insieme al tempio a Lui dedicato, si scorge persino una reliquia. Alcune ciocche dei capelli di Maradona, infatti, sono conservate gelosamente in una cornice ben in vista. Sono state raccolte dal titolare del bar, Bruno Alcidi, che nel 1990, di ritorno da una trasferta a Milano, aveva avuto la fortuna di ritrovarsi nello stesso aereo su cui viaggiava la squadra del Napoli.

Al momento dell’arrivo in aeroporto, quando tutti i giocatori partenopei avevano già abbandonato Capodichino, Bruno si soffermò a scrutare attentamente il posto che era stato occupato dal “Pibe de Oro”. Avvicinandosi, riuscì a notare la ciocca di capelli, situata sul poggiatesta, che tutt’oggi tiene esposta all’interno del locale.

Non c’è da stupirsi. Maradona non è stata una semplice star. E’ stato, è e sarà per sempre icona di una città che cercava riscatto da ingiustizie sociali e politiche, indipendenza dallo strapotere delle potenze del Nord. Un popolo che tenta di estrapolare gioia dall’abitudinaria sofferenza. Anche solo attraverso una giocata del più grande di tutti. Il “capello di Maradona” riecheggia nella cultura di Napoli, dove ogni pratica di devozione avviene nel nome di Diego.

Curiosità 
Il tempietto dedicato al fuoriclasse argentino ha subito maltrattamenti e “attentati”, nel corso del tempo, tali da indurre Bruno Alcidi a spostare il monumento all’interno del locale. Prima di ciò, infatti, era conservato all’esterno, in strada. Dove i passanti potevano ammirare la dedica del tifoso azzurro a Maradona.

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