Il caso di Dublino

356

Il Napoli è crollato, a Dublino, sotto gli schiaffi del Liverpool. 5 sono state le reti incassate da Karnezis, che per fortuna sarà il terzo portiere, in quel dell’Aviva Stadium. Al termine della partita, sia da parte della stampa che dei tifosi, non sono mancati i soliti ed eccessivi allarmismi di “preseason”.

Se la prestazione degli azzurri, va detto, non è stata minimamente ai livelli che tutti s’aspettavano (una squadra senza tre titolari, Meret, Ghoulam, Mertens, non poteva che soffrire le scorribande dei “Reds”), bisognerebbe altresì uscire dall’ottica disfattista che sta soffocando il Napoli e il proprio allenatore.

Già, perché a sentire l’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, “finito il ciclo Sarrista sarà dura ripartire”. Nessuno, per carità, dubita della grandezza dell’attuale allenatore del Chelsea, che ha affidato in eredità a Carlo Ancelotti una rosa affiatata e intelligente. Pare, però, discutibile considerare l’addio di Sarri la causa della batosta irlandese.

Sarebbe da incompetenti dubitare delle capacità di un “top coach” del calibro di Ancelotti. L’allenatore stesso ha dichiarato di star “aggiungendo nuove conoscenze al modo di giocare del gruppo”. Dunque, è impossibile pensare che i risultati emergano da subito. Se una squadra, abituata ad una qualità di calcio ben precisa, deve cambiare pelle, il tempo diventa fattore essenziale.

Ai primi intoppi tecnico-tattici, vanno infatti aggiunte le difficoltà fisiche. Liverpool-Napoli è stata pur sempre giocata il 4 agosto, a pochi giorni dalla fine del ritiro in Val di Sole. Del resto, è risaputo che le squadre allenate da Carletto non sono mai state celebri per i debutti amichevoli (Chelsea-Milan 5-0, 2008, Bayern-Milan 0-4, 2017, per fare due esempi), ma per la brillantezza nei mesi clou (marzo-aprile).

Il “caso di Dublino” va analizzato con lucidità e voglia di crescere. Senza isterie o paranoie. La figuraccia rimane, ora c’è da guardare avanti. Fatta una rilettura delle imprecisioni e delle colpe, si dovrà passare alla risoluzione del misfatto irlandese.

Errori sul mercato (Karnezis, già al centro di polemiche) e torti arbitrali (fallo netto su Albiol e goal indebitamente annullato a Callejón) sono scuse per perdenti. Categoria a cui il Napoli di Carlo Ancelotti non può e non deve appartenere.

Tra due settimane si inizierà a far sul serio. E’ allora che le truppe azzurre dovranno tornare a ruggire e si faranno trovare pronte per il campionato. Guidate dal condottiero più vincente di tutti, sotto un solo grido. Quello che tutti i calciatori del Napoli sentono proprio, a partire da Lorenzo Insigne: “Patria o muerte”.