Aspettative e responsabilità: inizia l’Era Ancelotti

152

Dopo giorni, settimane, addirittura mesi, trapunti di voci di mercato, rumors e bufale, sta per iniziare una nuova stagione calcistica. E assieme ad essa sta per cominciare, all’ombra del Vesuvio, l’Era Ancelotti. Depositato da oramai qualche giorno il contratto del tecnico di Reggiolo, per il Napoli è tempo di cambiamenti: tattici, psicologici, atletici e comportamentali. Già, perché “Re Carlo” è una vera e propria rivoluzione voluta da ADL. Sia per le distanze con Sarri, sia per l’internazionalità del profilo, sia per la straordinaria attitudine a vincere propria del nuovo allenatore.

Seppur con le dovute differenze tattiche, caratteriali, persino stilistiche rispetto al suo predecessore, Ancelotti non potrà commettere l’errore di ignorare i risultati che una squadra, pur limitata nel numero e nelle forze, ha raggiunto nell’annata appena passata. Ben 91 punti in campionato, appena 3 sconfitte. Seconda miglior difesa (29 goal subiti), organizzazione di gioco e carattere da vendere.

Del resto, il Napoli non può fare a meno di portarsi cucito addosso aspettative quasi irrefrenabili, dettate dalla piazza e avvalorate dall’arrivo di un condottiero di carisma come Carletto. Che, come riferisce l’edizione odierna del Corriere dello Sport, pare già entusiasta della nuova avventura, avendo dichiarato alla squadra: “E’ inutile nascondersi, sono qui per vincere qualcosa di importante.”

Illazioni certificate dal comunicato apparso qualche giorno fa sul suo sito ufficiale, ove si legge: “Carlo ha convocato 23 calciatori in Trentino, dove resteranno per venti giorni di lavoro intenso, che serviranno a gettare le basi e a preparare un progetto sportivo che si pone come obiettivo la conquista dello scudetto.”
Assumersi responsabilità è arte di pochi. L’aveva fatto Maurizio Sarri, quando, nei momenti delicati, era riuscito sempre a proteggere la squadra e farla lavorare con serenità. Nonostante le inimicizie e antipatie interne, che gli erano costate critiche tanto fallaci quanto sterili dal “boss” romano.

Ora tocca a Carletto, che pare già ben inserito nel discorso “responsabilità”, prendere il timone della nave azzurra. Gestirla, migliorarla, riparando laddove perda acqua. Con la speranza che non venga, come il proprio predecessore, ammutinato dal capitano di bordo, più simile ad un padrone, per la verità, sul più bello. Sportivamente e non.