Il nuovo Napoli di Ancelotti: l’avanguardia della Rivoluzione Sarrista

Sta nascendo il nuovo Napoli, quello di Ancelotti“.

Parole riecheggianti, di uno spessore ed una portata che solo un cognome come quello di Carlo può e sa dare ad una frase che, altrimenti, suonerebbe di un mantra già trito e ritrito.
Che stia nascendo un nuovo Napoli, pronto a dare origine ad una nuova era calcisticamente storica all’ombra del Vesuvio, è un dato di fatto che costantemente si aggiorna, si nutre dei dati che alla voce dei cosiddetti ‘followers‘  dei profili social del club, sembrano non smettere mai di aumentare.
E’ un dato di fatto visibile ad occhio nudo quando, alla nomina ufficiale del nuovo tecnico, scrosciano applausi, complimenti ed elogi anche da dove fino a poco prima era trasudato solo veleno.

E’ una ‘rivoluzione‘ direbbero i nostalgici di un triennio mai banale, ricco di un miscuglio di rimpianti e soddisfazioni che alla fine, oggettivamente, restano destinati ad entrare nella storia di un club sotto una duplice voce: “a ciò che Sarri è stato per il Napoli” e “a ciò che sarà il Napoli del futuro grazie a Sarri“.
Ebbene si, perché per quanto scomoda possa sembrare ai più una simile ammissione, è innegabile che la traccia del tecnico più amato dal popolo azzurro trascenderà quello che sarà il semplice dato tattico, l’abitudine al palleggio o il famosissimo taglio ‘alla Callejon’.

Il lascito che il tecnico toscano concederà al suo San Paolo, al presidente ed anche al suo successore sarà un patrimonio soprattutto economico, maturato da cessioni illustri di soggetti che, senza lo spirito tatticamente (e non solo) rivoluzionario di un allenatore che viene dalla terza categoria, con molta probabilità, sarebbero rimasti nel limbo della mediocrità (vedasi le possibili cessioni di Jorginho ed Hysaj, su tutti).

Scadere nella banalità del paragone tra chi lascia la panchina azzurra e chi ne raccoglie l’eredità, non è intenzione di chi scrive.
E’, piuttosto, prerogativa del sottoscritto voler sottolineare l’importanza che ha avuto un tecnico come quello nato a Bagnoli, all’interno dell’economia di un club quasi centenario che, nel proprio corso, raramente ha vissuto momenti di così brillante ottimismo e, mai finora, si è concesso la possibilità di progettare il futuro accomodandosi al tavolo dei ‘grandi’, di quelli che le notti di Champions le vivono consuetamente e gli scudetti se li contendono veramente.

Ringraziare Maurizio Sarri per il godimento estemporaneo di un calcio di assoluto livello è il minimo, essere grati ad un tecnico che senza pretese ha rilanciato ai vertici del calcio europeo una squadra che da zero ha chiesto e meritato rispetto (calcistico, si intende) dai più, è compito di chi intende preservare il nome di Partenope e dei partenopei in giro per il mondo.

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