L’analisi – Tra presente e futuro, il Napoli può dare ancora tanto

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Il pari di Milano accolto come una sconfitta ma ci sono sei giornate in cui il Napoli deve continuare il suo percorso di crescita per costruire una mentalità vincente.

La mano di Donnarumma strozza in gola l’urlo del gol per i tifosi e giocatori azzurri al tiro di Milik al 92′. Non è ieri però che il Napoli ha perso il suo contatto con la vetta. E’ un blackout mentale che dura da un mese, dalla sconfitta con la Roma in casa, passando per il pari con il Sassuolo. Qualcosa nella testa di alcuni azzurri si è spenta. Il gruppo si sta auto convincendo che non è finita e che c’è ancora un lumicino di speranza di arrivare al tricolore ma è evidente che non c’è più quella brillantezza nelle giocate di un mese e mezzo fa. Tutto passa da queste ultime sei gare ma in particolare da quella di domenica prossima a Torino contro la Juventus. Ma prima c’è da battere un’Udinese, mercoledì, che viene da nove sconfitte consecutive e che proverà a dare filo da torcere ad un Napoli che ha smarrito la lucidità dei tre “folletti” lì davanti. Appena quattro gol nelle ultime cinque gare, con un gol a testa per Albiol, Callejon, Milik e Diawara, che sono valsi appena nove punti su quindici, creando il divario di sei punti attuali dai bianconeri.

Di Mertens e Insigne si contano solo i gol (o rigori) sbagliati e una fantasia persa nel nulla. A questi numeri impietosi fanno poi da contraltare i paragoni con quelli degli anni precedenti con l’attuale situazione in classifica. Diciasette punti sulla terza, con una partecipazione alla prossima Champions ormai virtualmente acquisita; dodici gol in meno subiti che sono valsi 10 punti in più dello scorso anno, nonostante i nove gol in meno realizzati. L’equazione che da anni voleva che subendo meno gol si potesse fare un cammino di vertice sembra essere confermata. Sta di fatto che tutto questo, con la prospettiva di superare anche il record di punti in stagione stabilito lo scorso anno, non basterà probabilmente per vincere il tanto agognato scudetto. E tutto questo non per mano di una parata di Donnarumma o di un gol sbagliato in queste domeniche, ma per la gestione mentale che la squadra ha avuto in questi mesi gettando probabilmente alle ortiche il vantaggio sulla Juventus nello scontro diretto del San Paolo all’andata. E’ lì che il Napoli ha preparato con approccio sbagliato la gara, volendo quasi provare a vincerla a tutti i costi e non riuscendoci si è sentita ancora una volta afflitta dal complesso di inferiorità verso i bianconeri. Forse provare solo a pareggiarla sarebbe servito adesso ma con i se e i ma non si vincono i campionati. Nonostante il titolo d’inverno e le dieci vittorie consecutive, non ha retto all’ennesimo ribaltone con il sorpasso subito ad inizio Marzo.

Il momento dei bilanci non è ancora arrivato e sarebbe il caso di fare tesoro dell’andamento di questa stagione sia per chiudere al meglio questo finale ma anche per non lasciare intentato nulla per evitare che poi sopraggiungano i rimpianti oltre ai rammarichi attuali. Il Napoli deve provare a fare la corsa su se stesso, su quel Napoli da 87 punti tanto elogiato nello scorso finale di stagione e che aveva creato le premesse di questa stagione al vertice. Non bisogna buttare via tutto, perchè sarebbe davvero ingiusto e senza senso, ma costruire ancora imparando dagli errori nella gestione delle risorse sia fisiche che soprattutto mentali. Serve un ultimo sforzo adesso e nei prossimi mesi da parte della società in primis oltre che del suo tecnico, affinchè quella di quest’anno non rimanga una stagione fine a se stessa ma la base forte su cui costruire le fondamenta per restare in alto in pianta stabile e iniziare a riempire la bacheca dopo i record.