Natale a Napoli. Sarri e De Laurentiis salvino la squadra!

Sebbene ieri sera la concentrazione di tutti fosse rivolta alla partita, non è passata inosservata la pubblicità apparsa a bordo campo per il nuovo film natalizio del presidente De Laurentiis: Natale a Londra.

Avere un presidente che -oltre alla mansione sportiva- produce film in questo caso, forse, non ha rappresentato un vantaggio. La squadra, probabilmente, sospinta dal desiderio caritatevole di promuovere  il film in uscita ha iniziato già da tempo a dispensare “regali” sostituendosi a Babbo Natale. L’iperbole dialettica ha ovviamente un valore scherzoso ma, purtroppo, non si distacca più di tanto dalla realtà. Negli ultimi tempi, infatti, in più occasioni i risultati azzurri sono stati contaminati fino ad avariarsi proprio grazie ad errori individuali, grossolani ed assolutamente evitabili. Questo malinconico trend ha aperto i propri battenti nella sfida contro la Roma quando Koulibaly perde, colpevolmente, un pallone in prossimità dell’area di rigore concedendo a Salah di apparecchiare per Dzeko. In amara successione si sono poi verificati gli errori europei contro il BesiktasJorginho all’andata con quel retropassaggio scellerato, Insigne che sbaglia il rigore del possibile pareggio, Maksimovic che concede ai turchi il rigore del momentaneo vantaggio nella gara di ritorno. Copione che prosegue nella sua degenerazione ancora in campionato, con la Juventus i due errori di Ghoulam danno il là ai bianconeri e il Napoli, come beffa massima, subisce anche l’onta del gol dell’ex più criticato degli ultimi tempi e forse di sempre. Anche ieri sera non è mancato il sigillo mortificante autolesionista, questa volta ad opera di Reina. Il Napoli sembra un assiduo lettore di un vecchio libro stropicciato, ne continua a leggere il contenuto pur sapendo che da esso ha tratto ogni possibile emozione, in questo caso perdente. Concedere a certi livelli di competitività ed equilibrio certi assist agli avversari è quanto di più delittuoso e deleterio per poter costruire qualcosa di importante. Se a questa evidenza si aggiungono poi i problemi scaturiti da un’assenza offensiva, il cocktail è decisamente ubriacante sia per la squadra che per i tifosi. Il clima attorno al Napoli è certamente infuocato, a dispetto della temperatura novembrina che man mano si raffredda. Le schermaglie dialettiche tra presidente ed allenatore non distendono gli animi ma, al contrario, accendono la miccia della polemica e del disfattismo cronico a cui basta poco per scatenarsi. Oltre ai regali in campo, quindi, si sommano anche quelli di comunicazione. Insomma, chi ne ha più ne metta. Sicuramente il presidente ha libera facoltà di espressione essendo, fino a prova contraria, il proprietario del club ma, probabilmente, le sue recenti dichiarazioni sono state incaute. Incaute non tanto nei contenuti, in gran parte condivisibili, ma quanto nell’averle espresse a mezzo stampa. Sarri, poi, nel post gara con una sincerità tanto apprezzabile quanto pericolosa come un’arma a doppio taglio in certi casi ha espresso, in modo piuttosto diretto, il disappunto a riguardo delle considerazioni presidenziali in quanto avrebbe preferito gli venissero recapitate personalmente. Il sottile, nemmeno più di tanto, botta e risposta che abbiamo descritto è di certo un’autorete che non giova all’ambiente. La solidità, tanto discussa in campo, deve essere preceduta da quella societaria in cui ogni ingranaggio della macchina deve agire per creare presupposti di serenità e consolidamento del progetto tecnico-tattico. Esplorando le dichiarazioni del presidente, però, apprezziamo il consiglio dato a Sarri di rinnovare, con un ritorno al passato, il modulo di gioco per rendere possibile il riempimento di quel vuoto offensivo che il tridente leggero, nonostante un impegno per certi tratti anche encomiabile, ha dimostrato di non poter garantire. Gabbiadini è un valore tecnico importante e quindi è corretto trovare il modo di rilanciarlo rendendolo parte integrante, prima, e decisiva, poi, di questa squadra. Dilapidare un patrimonio economico di questa portata sarebbe, infatti, l’ennesimo errore di questi ultimi tempi. Non dimentichiamo che solo pochi mesi fa il Napoli ha rifiutato per lui offerte vicine ai 30 milioni, certamente non noccioline. Non conosciamo con certezza quale fosse stata la prima scelta di Sarri in attacco ma, di fatto, la sola presenza in rosa di Milik come vera prima punta è una responsabilità imputabile alla società e non al mister.

Il compromesso è la chiave che può permettere a due poli, anche se opposti, di trovare un’intesa garante per il futuro. Nel caso specifico del Napoli dovrà essere una maggiore e fattiva sinergia tra la dirigenza, raffigurata dal presidente, e il mister. Il tempo ha il difetto di non ripetersi mai più ma offre sempre la possibilità di correggere i propri errori riscattando se stessi. L’ostinazione di Sarri nei riguardi di certi dogmi tattici potrebbe e dovrebbe essere smussata, vista la necessità occorsa, e il presidente a volte dovrebbe non “ascoltare” il proprio mister completando in fase di mercato la rosa così come occorrerebbe. Da questo armistizio può rinascere il Napoli, sprofondato in una classifica anonima rispetto a quella dell’anno passato anche se, a onor del vero, essa rappresenta un riflesso più che parziale dell’intero campionato. Rinascita che potrebbe far rifiorire anche l’avventura in Champions che, dopo i recenti risultati, non è più scontata come appariva solo qualche partita fa. Ritornando al tema strettamente legato al campo -quello di cui sarebbe sempre preferibile argomentare- tutti gli errori precedentemente citati sono sicuramente anche figli di un momento poco fortunato. A mancare infatti, nonostante l’handicap offensivo, non è il gioco ma la concretizzazione sia in fase realizzativa che contenitiva. Questo Napoli sembra come una delle migliori orchestre su piazza a cui di colpo viene a mancare il direttore e il primo violino, la musica conserva la propria qualità ma non riesce ad essere impeccabile lasciando tutti con l’amaro in bocca. Non esiste infatti sensazione più amareggiante del “vorrei, potrei ma non posso”.  La consolazione da cui ripartire con slancio e grinta, dopo la sosta, è la consapevolezza di essere vicini all’uscita dal cono d’ombra sotto il quale la squadra è capitata. Ogni cono d’ombra che si rispetti ha la caratteristica di essere momentaneo e, essendo appunto d’ombra, presuppone la presenza del sole pronto a riscaldare il mal capitato una volta liberato da esso. Sarri dovrà essere bravo adesso a togliere le manette di questa “prigione” alla squadra lavorando prima sulla testa che sulle gambe. Quest’ultime infatti corrono, e anche bene a dispetto dei risultati, la prima invece sembra non seguire lo stesso ritmo.

Sbagliare è umano e perseverare è diabolico ma, con ottimismo, speriamo che a lavare la testa al ciuccio non porti a perdere solo l’acqua e il sapone. Infondo con un presidente produttore cinematografico e con un cast di ottima qualità (squadra e mister), si può e si deve ambire a qualcosa di più di un cinepanettone, lavorando magari ad un film avente questo titolo: Maggio vincente a Napoli, il successo della programmazione.

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