EDITORIALE – Napoli-Inter, il nuovo assedio di Gerusalemme. Azzurri “snaturati” o arrembanti?

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Stasera vi porto nel 70 dopo Cristo, data che ricorda un episodio decisivo della prima guerra giudaica, l’assedio di Gerusalemme. L’Impero Romano contro l’insurrezione giudaica, che da anni sfida la potenza romana.  Insurrezione che aveva portato, quattro anni prima, alla conquista della capitale da parte dei giudei. Tito Vespasiano coordina le azioni, anche se è consapevole che non sarà facile la conquista del fortino. Duemila anni dopo sarà di nuovo guerra, conquista di una cinta di mura impenetrabile, e lo Stadio San Paolo ospiterà assedianti…e assediati.

 

Si, parliamoci chiaro: vero l’Europa League, ma il prematuro passaggio del turno da prima della classe del girone di Europa League da parte degli uomini di Sarri sposta l’attenzione sulla sfida di lunedì (può partire il countdown, -7) contro l’Inter. Ma perché una così tanta attenzione verso una semplice sfida di campionato? Sfida scudetto, sfida maturità, sfida di nervi, ecco cosa sarà la prossima gara di campionato degli azzurri. E non è una frase fatta, perché parliamo di un match in cui il Napoli sarà costretto a “snaturarsi”. Gara in cui si potrà vedere un Napoli diverso, e c’è un dato che lo conferma.

 

La banda di Sarri, infatti, è un esercito assediante, una squadra che, fin da subito, cerca di prendere il controllo della gara, e ci riesce: su 24 reti segnate in campionato, infatti, ben 12 sono state messe a segno nel primo quarto d’ora del primo e del secondo tempo. Un team che approfitta dell’iniziale torpore degli avversari per imporre il proprio gioco e giogo sugli avversari, indirizzando la gara sui binari giusti. Molte roccaforti sono cadute sotto l’assalto azzurro, ma Gerusalemme è diversa, l’Inter è diversa: sono armate che non mollano, che si difendono strenuamente, e concentrare tutte le forze nei primi quarti di gara può risultare fatale. Se l’impeto iniziale fallisce, infatti, ritrovare le forze e studiare nuove tattiche richiederà maggior tempo, e i dardi nemici possono fare tanto male.

 

I Romani tanti patemi affrontarono in questa guerra: mancanza d’acqua, diserzioni tra i soldati depressi dal lungo assedio, attacchi a sorpresa da parte degli assediati. Un attacco avventato può risultare fatale: se l’Inter sa difendersi nei primi minuti il Napoli rischia di demoralizzarsi vedendosi lontano dalla porta e rischiare di cedere. Meglio saper razionalizzare le forze contro una squadra che fa della difesa la sua arma migliore. Non si sorprendano i tifosi, quindi, se ad inizio match si potrà vedere un Napoli meno arrembante. Sarri inviterà al raziocinio, alla furbizia, anche all’opportunismo di saper sfruttare al meglio gli errori avversari. Non pretendere di sfondare il muro ma raggirarlo, con giocate ad effetto.

 

Giocate ad effetto, e pensi a Gonzalo Higuain, capace di costruirsi da solo spazio e tempo. Ma sarà importante anche recuperare Manolo Gabbiadini. Un soldato che, a gara in corso, con un capolavoro dei suoi, può risolvere una gara simile. Questo match, infatti, danzerà sulle note della tecnica, della classe, anche della forza individuale. Una giocata determinante, un calcio di punizione possono essere la chiave per guadagnare metri, mettere in difficoltà il portiere avversario e incoraggiare ancor più gli azzurri verso la vittoria.

 

Alla fine i Romani riusciranno a conquistare Gerusalemme. Il segnale che lanciarono al mondo? Il sacro tempio, vessillo della fede incrollabile del proprio popolo, fu distrutto, e tanta fu la presa che nel mondo occidentale fece questa conquista. Si, perché battere l’inter spacca il campionato, abbatte il muro che separa i sogni dai semplici progetti, ti consente di abbattere il muro a centrocampo di una squadra che con Felipe Melo e Medel ostacolerà non poco le manovre sulla mediana azzurra. Vincendo la sfida di Mancini si sconfiggerà la stanchezza, lo scoraggiamento, una squadra dalla filosofia di gioco totalmente diversa. Sconfiggere l’altra faccia della medaglia, per ambire alla massima medaglia. Tito Flavio Sarri è pronto, l’esercito anche, la storia, adesso, non dovrà cambiare.

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