Nel calcio non esistono religioni, in campo non si bada al colore della pelle, al proprio credo o alla provenienza. Ci sono avversari al di là del centrocampo, è vero, ma nell’altra metà ci sono compagni che fondono le loro radici, portano avanti i propri valori, nel rispetto dell’altro.
C’è chi, quando varca il rettangolo di gioco o sigla una rete ringrazia Dio, chi Allah e chi semplicemente se stesso perché crede a ciò che vede e non a ciò che è al di là del razionale. Sono esempi che viviamo nel quotidiano, immagini talmente ripetute che appaiono quasi scontate, quando, poi, banali non sono.
Intrecciare politica e avvenimenti di cronaca con lo sport può essere difficilissimo, ma, al contempo, non si può non tracciare una linea immaginaria fra le diverse situazioni che vengono poi a confluire. Ad essere colpito dall’ISIS, infatti, è stato anche lo stadio parigino in cui si stava disputando un’amichevole tra Francia e Germania, un ossimoro se si pensa che fuori a quelle quattro mura si stava scatenando una furia di odio totale e devastante.
Il paradiso, rappresentato da quei novanta minuti di unione e rispetto, che si incontra con l’inferno. Tante sono le voci che si sono alzate per dire “No, il mondo musulmano non c’entra nulla con questo fanatismo religioso” (che poi, di religioso, ha ben poco).
Lo hanno fatto tantissimi calciatori di ogni squadra, alcuni di loro hanno perso parenti e amici che sfortunatamente si trovavano nei luoghi dell’attentato venerdì sera). Anche in casa Napoli c’è chi ha voluto dire la propria dissociandosi dalle idee di questi terroristi, che con l’Islam fondamentalmente non c’entrano nulla.
Gli azzurri appartenenti al mondo musulmano sono diversi, tra cui El Kaddouri, Ghoulam e Koulibaly. I primi due hanno lasciato sui profili social pensieri di commemorazione per la tragedia parigina e soprattutto, nelle loro parole, si è potuto constatare che nessun Dio vorrebbe ciò che è successo, perché in fondo spesso non facciamo caso alla cosa più importante: siamo tutti fratelli e sorelle.
In particolare, l’algerino ha adoperato questi appellativi, sottolineando in poche e significative frasi un messaggio che dovremmo condividere in massa.
Domenica si tornerà in campo, con il lutto al braccio e una mano sul cuore, perché davanti a tali avvenimenti, che accadano in Francia o in Siria o in qualsiasi altra zona della Terra, non possiamo dimenticare che ogni morte è una sconfitta dell’umanità e dell’intelligenza di cui siamo dotati, che teoricamente dovrebbe renderci dissimili dagli altri animali, ma che in realtà non sempre è la nostra forza.
Così come in un grande gruppo che forma una grande squadra, è l’unione che fa la forza per diventare invincibili.





