Editoriale – Diario di bordo: in viaggio verso Milano, con l’ardore di un giovinetto. L’esame è vicino, lo studente ha validi argomenti…

Mammamia, Napoli! E’ lo stesso Higuain a dirlo, esultando per la rete, dopo minuti di panchina. Palla ricevuta sulla sinistra, dribblati tre difensori, pallonata sotto la traversa. Che volete farci, i campioni sono così. Sanno fare un passo indietro. Già, perché chiunque avrebbe inserito Gonzalo titolare anche a Varsavia. La stessa punta azzurra non avrebbe rifiutato 90′ minuti in coppa Uefa, l’Europa è l’Europa, e poi i risultati confermano uno stato emotivo e fisico alle stelle, e non solo per l’alto valore tecnico della segnatura che ha tagliato le gambe ad un Legia non impeccabile in casa. Come detto prima, i campioni sanno anche aspettare, con umiltà, il loro turno.

 

Umiltà, attributo principale di questo nuovo Napoli, tanto caro a mister Sarri: da Empoli alla cinquina al Brugge, da Empoli alla partita perfetta contro la Juventus, da Empoli alla conquista di Varsavia. Il passaggio da una piazza con meno pressioni a Napoli riesci a gestirlo solo così. Facendo orecchie da mercante alle prime critiche, puntando sempre la meta. Umiltà, perché a detta di molti “Higuain senza Champions non resta a Napoli”. Gonzalo sa aspettare e colpire al momento giusto, sa capire che l‘accesso in Champions non è un valore aggiunto, la coppa dalle grandi orecchie bisogna costruirla. Eurogol e abbraccio con El Kaddouri, su cui aleggiavano non poche ombre dopo il mancato passaggio alla corte di Ventura. Arriverà anche il tuo turno, asserivano i più ottimisti, ben pochi. E tra loro, lo stesso allenatore napoletano.

 

Dove c’è un gruppo umile e motivato la mano dell’allenatore può lasciare ancor di più il segno. Si giocava in casa di una squadra capace di segnare 22 reti in 10 partite di campionato, più di due a partita. Chi avrebbe fatto un così ampio turnover? Gabriel, Chiriches, Valdifiori, Gabbiadini, anche se l’ex Sampdoria ha dimostrato a più riprese quanto la panchina gli stia stretta. Nessuno, Sarri si. Perché sai di poter contare sulle seconde linee se riesci a creare armonia all’interno del gruppo. Vedere un Gabbiadini che si sacrifica in fase di non possesso e un Valdifiori più tenace, che non ha paura di provare schemi su palla inattiva (dopo un inizio di campionato non indimenticabile) rende un’ottima idea del lavoro anche psicologico dell’allenatore, in grado di contare sugli uomini giusti al momento giusto.

 

E se Mertens segna di testa imbeccato alla perfezione da Callejon abbiamo occasione di scoprire anche un Sarri educatore. Nulla che abbia a che fare con il bonton, però. Tanto son mancate le sgroppate sulla fascia di Callejon, il suo movimento ad ingannare la retroguardia avversaria, e se al suo repertorio Mertens può aggiungere anche i colpi di testa il merito è di un allenatore in grado di far “venire fuori”, perché questo è il vero significato della parola “educare”, caratteristiche vecchie e nuove, vecchi fasti e piacevoli sorprese. E risultati simili non li ottieni con la mera disposizione tattica in campo, perché è facile trovare uno schema congeniale, ma se gli interpreti non recitano la loro parte, convinti del personaggio che devono portare in scena, si vedrà sempre un Napoli spento, pauroso.

 

Si, la paura. Ecco il vero motivo della rinascita di questo collettivo. Non solo l’umiltà, non solo le motivazioni, non solo il Sarri educatore. Il punto è un altro: questo è un Napoli che non ha paura della sconfitta. Non cedere dopo il primo gol ma continuare a mettere in difficoltà l’avversario è segno di maturità, ma anche di leggera avventatezza. Il Napoli ha la stessa grinta di un giovinetto tanto speranzoso nel futuro. Un giovane che sbaglierà sicuramente, che commetterà errori di inesperienza. Ma è un giovane che sa guardare negli occhi l’avversario, e che crede tanto nel suo agire.

 

“Mammamia!”, da Higuain agli Abba, passando per SuperMario. SuperMario, lo stesso avversario che probabilmente incrocerà il cammino azzurro in quel di San Siro, che in questa stagione incarna le speranze Champions di molti. Non questa possibilità per il Napoli, che è comunque attesa da un Milan tutt’altro che facile da affrontare. Quest’anno a Milano c’è la massima tesi di laurea, la finale della coppa dalle grandi orecchie. Per il Napoli invece è più di un esame. Perché non è ancora giusto parlare di sogni scudetto, ma vincere a Milano sarebbe un ulteriore segno di maturità, davanti ad una squadra che, negli anni, ha saputo incidere sia in Italia che in Europa. Lo studente è pronto, l’esame lo aspetta. Occhio a SuperMario se dovesse giocare perché è uno di quegli elementi che “mammamia!” lo sanno dire fin troppo bene.

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