EDITORIALE – E’ il Napoli più forte di sempre!

Sembra un paradosso, un gioco forzato di parole che unite creano un cocktail fatale di autocelebrazione e narrativa romantica fuori luogo ma, invece, è tutto straordinariamente reale. Questo Napoli è il più forte di sempre.

La banda Sarri sta letteralmente facendo incetta di record frantumati oltre a ricevere, quasi come fosse normalità, onori e lodi da ogni angolo calcistico, anche di più di coloro che “vincono” titoli. Il gioco del toscano-napoletano strabilia, incanta e delizia i palati del cultori del bel gioco del nostro paese da circa due anni. I suoi schemi articolati ed espressi con leggerezza e naturalezza da sembrare carezze ai sogni. Qualità, velocità e tecnica che vestono i panni del pittore per disegnare nuove linee armoniche, tutto questo e non solo è la creatura di Sarri che prende forma, vita. Il calcio è un gioco semplice, è un concentrato di passione e corsa, qualità e desiderio di fare con un pallone ciò che nella nostra testa è solo fantasia. In questa sintesi è riassunto il credo del Napoli che, come fosse un autore scapigliato ed esteta come Wilde, desidera attraverso la ricerca del bello il massimo piacere, esplorando sempre nuove forme di godimento empirico e saffico. Un anno fa tali esperienze di godimento vennero esaltate dalla costruzione di un fenomeno: l’argentino senza nome. Quest’anno, invece, come a rendere ancor più affascinante e provocante la scoperta del piacere, Sarri ha dipinto un quadro capace di mostrare al mondo la propria anima da maestro e, sottolineiamo, non da circense. Quando la follia bagna il proprio pennino con l’intelligenza, o viceversa se desiderate, il risultato che ne conseguirà sarà di gran lunga superiore anche alla consacrazione nei fatti di un sogno cullato. Mertens prima punta, un’ala alta nemmeno 1.70 che diventa marcatore e mattatore assoluto della squadra a suon di gol, quasi tutti d’autore. Il belga nel suo nuovo ruolo è il ritratto di Dorian Gray di Sarri, un manifesto della bellezza esatta e perfetta del gioco del calcio esaltata da una leggiadria ispiratrice. A contare non sono gli uomini ma l’idea, la ricerca e l’attuazione di sistemi tattici atti ad esaltare il collettivo in funzione dell’uomo e non viceversa, come altrove. Non conta allora se il tuo attaccante si chiama chi sapete già o Mertens, è risultato a non cambiare in virtù di una basilare regola matematica: cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. Ovvio poi che occorra qualità negli interpreti. Quest’ultima e il suo livello determina chiaramente un risultato differente ma, la base, non è dettata da lei univocamente.

Nessuna squadra prima d’ora aveva realizzato 72 reti in campionato dopo 31 giornate, nessuna era riuscita a realizzare 93 reti in 43 partite, così come ha fatto il Napoli. Così come nessuna squadra in Europa può vantare di avere un tridente offensivo i cui componenti sono tutti in doppia cifra quanto a realizzazioni. Tanto è vero che la UEFA ha coniato un simpatico e celebrativo acronimo per rendere omaggio a tali risultati: HIM (Hamsik, Insigne, Mertens). Rispetto allo scorso anno, poi, pur non avendo mister 36 reti e disputando una Champions in più (fino agli ottavi di finale), il Napoli ha gli stessi punti, tra l’altro record nella storia azzurra, della scorsa stagione. Detto fra noi in riferimento a chi muove critiche a questa squadra: stat pariann?

Certo, a tutti piace vincere, a tutti farebbe piacere scalzare i bianconeri dal trono scudetto e scrivere il proprio nome nell’albo d’oro dei campioni d’Italia. A chi non piacerebbe. La differenza, però, consiste che se da una parte c’è una squadra abituata al successo e costruita per tale finalità, dall’altra parte, invece, abbiamo un progetto giovane che ha bisogno di tempo per poter esplodere, a patto che venga innescato a dovere e non spento per paura di bruciarsi. Il progetto azzurro cresce con decisione e armonia e, agli occhi di chi vuol capire, è tangibile il miglioramento. La prova di maturità offerta sia nella doppia sfida con la Juventus che ieri a Roma testimoniano quanto detto prima. Oltre ad un concetto di squadra si notano miglioramenti anche nei singoli, su tutti Insigne e Mertens. Limitarsi a loro, però, sarebbe un errore. Potremmo nominare per lo meno un altro paio di nomi senza poi considerare i nuovi acquisti che, a ritmo di tromba, si stanno integrando con qualità e umiltà in un progetto altisonante. La continuità rappresenta l’unica arma da padroneggiare per duellare con speranza concreta contro chi, a onor del vero, costruisce di anno in anno i propri successi. La conferma degli interpreti di questa stagione, allenatore e giocatori, è la pietra su cui costruire il domani, l’essenziale per determinare l’anno che verrà un ulteriore miglioramento. Miglioramento che, incrociando le dita, potrebbe ricondurre il Napoli a duellare seriamente per il titolo provando a conquistarlo dopo i fasti di Maradona.

Ogni percorso ha il proprio capolinea, punto di arrivo. La mole di lavoro che Sarri e il Napoli hanno prodigato per la causa azzurra è pronta per essere gratificata con un successo che possa essere un riconoscimento ad un impegno cominciato nel 2004, da quando un nuovo Napoli sorgeva dalle ceneri del precedente. Questo è l’augurio che ogni tifoso azzurro auspica per la propria squadra, ovviamente, e rappresenta una realtà a portata di mano, vicina e per nulla impossibile. Poi, ovvio, se la vittoria non dovesse arrivare il popolo se ne farà una ragione. Abbiamo goduto in questi anni di uno spettacolo che, fortunatamente, è stato trasmesso a colori sulle tv italiane ed europee. Abbiamo gioito grazie a vittorie pesanti, sbancando ogni stadio in Italia e dominando anche contro chi, classifica e fatturato alla mano, dovrebbe dominarci.

Insomma, che fosse campionato o che fosse coppa, ci siam arricreat. Che poi, alla fine, nel calcio è la cosa più importante. Almeno, noi, per assistere ad un bello spettacolo non abbiamo avuto bisogno di andare al circo ma, fortunatamente, ci è bastato stare in poltrona a tifare la nostra squadra. Ad ognuno la ricchezza che merita.