La nazionale italiana è ormai spettro di se stessa. Un passato glorioso, con 4 mondiali e 2 europei in bacheca che hanno rappresentato (e rappresentano) un’arma a doppio taglio: si è sempre vissuto nel torpore rassicurante della nostra storia come ancora di salvezza e di certezza, nascondendo di conseguenza la polvere sotto al tappeto, non osservando chiaramente i diversi problemi che aleggiano sul nostro calcio.
Recentemente, la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha presentato il ‘Progetto tecnico del calcio giovanile italiano’, con il chiaro obbiettivo di stabilire un’organizzazione che sia il quanto più collegata possibile tra i vari enti federali responsabili per la crescita dei giovani calciatori, come il ‘Settore Tecnico, il Settore Giovanile e Scolastico e il Club Italia.’ Il direttore tecnico nominato da poco, Maurizio Viscidi, avrà il compito di “interfacciarsi con i responsabili di progetto dei tre settori per armonizzare al meglio il programma di rilancio dei vivai e rispondere finalmente alla crescente domanda di valorizzazione del talento nel calcio italiano”.
Questo rappresenta sicuramente un piccolo passo, un punto di partenza, ma serve di più. Serve creatività, capacità di saper prendere spunto da chi sta lavorando meglio di noi, e soprattutto collaborazione. Collaborazione a livello nazionale, per poter dare di nuovo speranza e linfa al calcio nostrano. Ecco i possibili 5 punti, riforme da cui poter lavorare:
1 – STABILIRE UN COORDINAMENTO TECNICO FINO ALL’UNDER 14, ABOLIRE RISULTATI E COPPE:
Un punto profondamente critico nel nostro calcio sembra essere quello delle scuole giovanili, dove vi è un tatticismo volto non al miglioramento e sviluppo del calciatore, ma alla ricerca del risultato. Questo è dovuto anche alle risorse economiche dei club che spesso scarseggiano. Serve stabilire un fondo nazionale comune che possa aiutare le società ed abolire risultati e classifiche fino all’under 14. Stabilire una guida tecnica comune sui punti fondamentali dello sviluppo del giovane atleta (tecnica, dribbling, accelerazione, ecc..). Fornire premi alle società che producono ad esportano calciatori nei settori giovanili delle società professionistiche, imponendo che almeno l’80% della somma ricevuta venga reinvestita per il miglioramento di strutture, materiali e staff a disposizione che sia qualificato.
2 – CREARE CENTRI DI SUPERVISIONE DELLA FIGC IN OGNI REGIONE, DIRETTAMENTE COLLEGATI CON IL TERRITORIO:
Al momento, di centri tecnici della FIGC ne esistono veramente pochi. Serve ampliare la presenza di questi centri, con staff preparato tra allenatori e soprattutto osservatori (altro punto critico di questa nazione), ramificati in tutte le regioni. Creare legami diretti con le scuole calcio e settori giovanili del territorio, creando un database comune che abbia come punto di raccolta Coverciano, fornendo informazioni e novità mensili, trimestrali e semestrali in merito allo sviluppo dei giovani, del metodo di lavoro applicato e come viene applicato. Ad esempio, in Germania, ogni due anni vi è un ente esterno, un’organizzazione belga che svolge esami e controlli sulla qualità delle strutture giovanili, dei metodi di allenamento applicato ed altro ancora, fornendo poi i dati raccolti alla federazione. Si potrebbe applicare un sistema simile anche nel nostro paese. Serve però volontà di fornire in tutto il territorio figure istruite direttamente dagli organi FIGC e stipendiati.
3 – CREARE UN FONDO COMUNE NAZIONALE PER GARANTIRE SOSTEGNO ECONOMICO AI CLUB E AI SETTORI GIOVANILI:
Dagli introiti che la nazionale ottiene, e che il campionato ottiene tra diritti tv e sponsorizzazioni, creare un fondo comune che abbia come finalità quella di garantire sostegno ai club, settori giovanili e scuole calcio. Stabilire obiettivi e relativi premi in merito ai risultati ottenuti con i propri talenti. Incentivare di conseguenza il continuo investimento nelle giovanili, nel rafforzamento dello scouting, soprattutto delle strutture. In caso di mancato intervento, stabilire delle punizioni.
4 – CREARE DELLE ACCADEMIE D’ELITE, SECONDO IL MODELLO FRANCESE:
In Francia, la federazione supervisiona 12 accademie d’elite, situate nelle varie regioni francesi, dove vengono scelti i migliori talenti per allenarsi nelle accademie per 3 anni, cioè dai 13 ai 15 anni. Si potrebbe proporre un modello simile in Italia, dove la FIGC, con i suoi allenatori e professionisti nei vari ruoli posti nelle varie regioni italiane, andrebbero ad allenare i migliori talenti scovati dalla rete citata in precedenza, concentrandosi il più possibile sullo sviluppo tecnico e non solo. Rappresenterebbero il livello successivo dei centri tecnici nazionali.
5 – MODIFICARE REGOLE DELLA FORMAZIONE DELLE ROSE:
In questo caso, si potrebbe prendere spunto dal modello tedesco: almeno 12 giocatori della rosa devono essere tedeschi, di cui 8 cresciuti nel vivaio. In Italia, si potrebbe partire con almeno 10 giocatori in lista italiani, di cui almeno 6 cresciuti nel vivaio. Ciò darebbe ulteriore spinta all’utilizzo dei propri settori giovanili, coadiuvati dai fondi garantiti dalla FIGC per il mantenimento e miglioramento delle strutture in maniera periodica.
Insomma, per garantire un futuro alla nazionale in ambito calcistico, servono intraprendenza, investimenti importanti ma soprattutto collaborazione, unità d’intenti. Servirà tempo e pazienza, ma se si ha veramente intenzione di cambiare, bisogna essere disposti a tutto.






