Spalletti: “Il Torino è un brutto cliente. Raspadori o Simeone? Non si può parlare di alternative. Sulla partita con il Milan…”

Luciano Spalletti in conferenza stampa - Foto di SSC Napoli

Luciano Spalletti ha parlato in conferenza stampa in vista del match di Napoli-Torino. Quest’occasione è stata utile per fare il punto della situazione in vista del ritorno in campo dopo la sosta delle Nazionali e il tour de force che attende gli azzurri da qua all’inizio dei Mondiali.

“Le rose che ha in mano? Sono per ricordare Masha Amini e Hadith Najafi, non aggiungo altro”.

“Che Napoli ha ritrovato? Quando i nostri calciatori vanno in Nazionale sia i medici che i fisioterapisti li seguono. A qualcuno ha fatto bene giocare perché hanno giocato di meno da noi. Qualcuno avendo giocato la doppia partita ha dato seguito al discorso del modo di interpretare del Napoli, perché la Nazionale ha giocato molto bene. Non abbiamo avuto nessun infortunato, abbiamo dato seguito al lavoro. Allenarsi tutti insieme? Abbiamo abbastanza a fuoco il nostro discorso, basta poco per richiamarlo. Stamattina ho visto tutti molto presenti e concentrati. Siamo pronti per la prossima partita”.

“Primo crocevia della stagione del Napoli? Penso che ogni partita serva a ricordare se siamo un Napoli forte o no. È un discorso che va al di là dell’importanza di una gara. Il percorso sarà lungo e difficile e dobbiamo fare le stesse cose. Ci vuole impegno costante, non per quanto riguarda solo il risultato, ma nello sviluppare un singolo allenamento. Servono i comportamenti corretti che poi ti danno una certa continuità nel lungo periodo. Ogni partita ha un valore particolare perché ci sono 3 punti in palio e conferma che stai facendo le cose giuste. Non credo che un risultato possa cambiare la storia di un campionato, può dare una spinta ulteriore, ma il lavoro è fatto nel lungo periodo. Non ho mai visto assegnare uno scudetto a settembre o ad ottobre”.

Raspadori o Simeone? Fanno al caso tutti e due e giocheranno tutti e due, c’è un titolare da 60 e uno da 30, poi decida lei di chi si tratta. Per me è indifferente, se poi quello da 30 o 35 determina la partita, va ad evidenziare una qualità di scelta di momento che sorpassa quella che è l’importanza di giocare 60 minuti. Questo discorso di chi gioca di più o di meno va affrontato in maniera corretta, per arrivare a fare questo percorso così lungo abbiamo bisogno di gente stimolata e con del minutaggio. I calciatori vanno usati specie con le 5 sostituzioni, ci servono nelle rotazioni. Giochiamo anche martedì, per cui non ha senso fare questi discorsi. Abbiamo loro due, li useremo entrambi per un motivo o per un altro. Bisogna abituarsi al titolare dei 60 e dei 30. Se prendiamo Lozano e Politano, quando uno da strappi per 70 minuti, c’è bisogno dell’altro. Non si può parlare di riserva, ma di quello che se si comporta bene ti fa fare risultato. Poi bisogna vincere, ma siamo abbastanza abituati e penso che questo ragionamento sia condiviso”.

“Le parole di mister Domenichini? A Milano se una persona come Pioli dice che hanno giocato una bellissima partita, che hanno avuto molte occasioni, e mi trovo d’accordo con lui. Queste parole danno valore alla nostra vittoria, perché abbiamo vinto col Milan, ed è segno che abbiamo fatto altrettanto bene. Dal mio punto di vista vado sempre dentro ciò che dobbiamo fare in generale, il talento da solo non basta mai, perché poi abbiamo parlato di esecuzione. Bisogna essere esecutivi anche nel momento che non richiama le nostre caratteristiche. Pioli ha ragione quando parla di palle gol, c’è stata anche nostra partecipazione, non abbiamo avvertito così forte il pericolo di fare cose differenti. Ad esempio il Torino ha un centrale che si aggiunge ai centrocampisti. C’è bisogno che gli attaccanti diano una mano, perché altrimenti si crea inferiorità numerica. Poi una volta riconquistata riporti il discorso sulle tue qualità”.

“Alta classifica? Penso che quest’equilibrio durerà molto, le squadre sono attrezzate. Alle squadre che hanno perso qualche punto erano stati dati molti crediti, per cui si riprenderanno. Le sette squadre possono fare tutte un campionato di alta classifica, più qualcuna che può scombussolare gli equilibri come la Fiorentina. Per cui non vedo niente di particolare, è presto per fare valutazioni”.

“Dove è meglio che giochi Raspadori? Non ha più vantaggio a giocare con una punta per le sue qualità. Dipende dalla partita che ne viene fuori. Con una squadra che pressa forte e non si riesce a costruire allora sì, perché serve buttare addosso e lì Raspadori perde in fisicità, ma quando iniziamo noi l’azione non conta il compagno di reparto. Raspadori sa fare tutto, per quello lo abbiamo preso, non potevamo permetterci di fare un acquisto così importante che ci creasse dei blocchi o delle situazioni imbarazzanti. Jack è un calciatore forte perché ha muscolo e watt nelle gambe, calcia con entrambi i piedi e sente la porta. Poi ha personalità, è un ragazzo che vuole migliorare, non si fermerà certo alle prime soddisfazioni. Abbiamo una squadra ambiziosa che vuole far vedere di diventare dei campioni, e questo per noi è fondamentale. In questo la società è stata molto brava”.

“La Vittoria di Milano è uno step? Sì, i nuovi arrivati hanno fatto vedere di adattarsi al gioco che vogliamo fare e al livello di classifica che vogliamo portare avanti. Vogliamo stare con queste sette fino alla fine del campionato. C’è un’alta classifica affollata di squadre forti. Noi ci siamo adattati bene e stiamo portando avanti il nostro discorso. Non c’è solo da parlare di continuità, c’è bisogno di vedere la gente molto interessata, l’amore dei nostri tifosi e andare a sbattere sugli avversari andando oltre il nome”.

“Quanto è cresciuta questa squadra nella ‘fase di nessuno’? Stiamo prendendo in considerazione il discorso di comportarsi bene in più fasi di partita. Se prima mi è stato detto che Domenichini ha detto che sono arrabbiato è per quello. L’atteggiamento di cui parlo è quello lì, non riusciamo ad essere partecipi in altre fasi di gioco. Riusciamo a produrre vampate di estro per i giocatori offensivi e i nostri centrocampisti, ma il Torino è un brutto cliente. Sappiamo come lavora Juric, è visibile, e se lo fai porti a casa qualcosa. Sanno interpretare bene una costruzione dal basso ad una pallata di Milinkovic che tela mete al limite dell’area e i centrocampisti che sanno giocare e difendere in più modi, anche se gli piace fare battaglia. Hanno modi diversi di difendere, e questo la dice lunga sulla partita di domani, ma noi vogliamo vincere partite difficili, per cui siamo pronti ad affrontare questi avversari”.

“Arbitro donna in A? Saprà farsi valere e avrà il rispetto di tutti come accade per gli altri arbitri”.

“Turnover? Secondo me si fanno torti ad altri nominando solo Juan Jesus e Ndombele. Il francese sta crescendo e ci tornerà molto comodo per quelle qualità di cui parlavamo prima. Lui sportella facilmente con gli altri e ha questa forza fisica da spostarti senza fare niente di particolare. È chiaro che tra qui e martedì cambierà qualcosa, non penso di cambiare molto dalla solita formazione, perché stanno tutti bene e sono tutti in condizione ottimale, hanno tutti una mente pulita e sono vogliosi. Non ci saranno molti cambi”.

“Pregi da ripetere ed errori da non commettere? Il pregio dei campioncini è quello di avere la forza mentale, di sapere qual è la professione che svolgono, dare continuità al lavoro, sapere che c’è qualche volta da reagire ai momenti di difficoltà, andare a dar seguito al discorso che stanno affrontando adesso. Poi ci si vede spesso, e vengono fatte delle domande. I calciatori ne conoscono quanto me di calcio, e sanno quando si parla di qualche comportamento a cosa somigli, sono lì che aspettano cosa vogliono fare. Non ho niente da chiedere che facciano in maniera differente. Quello che magari non mi piacerebbe rivedere è qualche gol che abbiamo sbagliato davanti al portiere. Quello ti può costare qualche risultato, quello scatto che tutti i giovani calciatori devono fare. Ci sono quei calciatori che dopo una brutta partita capiscono a situazione e interpretano. Nella maturazione c’è da capire qual è il pallone giusto da sfruttare, quegli attaccanti che danno la dimostrazione di dare una giornata pigra ai difensori avversari e poi prendere la palla giusta”.

“Giro di palla per scardinare il Torino? Muoversi per creare spazio ed avere la possibilità di ricevere palla. Ci vuole una continuità di movimento, una sintesi di qualità di gioco, bisogna interpretare e dare via la palla, ma nutro fiducia in quella qualità”.

“Cosa manca per poter raggiungere i trofei? Siamo ambiziosi e vogliamo dare continuità ai nostri risultati, non mi ricordo cosa ho fatto in precedenza, per cui è difficile recuperare tutte le situazioni. Mi piace guardare in avanti e trovare le soluzioni”.

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