Segnò il primo gol dell’era De Laurentiis, Giovanni Ignoffo si racconta a MN: “A Napoli ho toccato l’apice della mia carriera. Non me ne sarei andato, ma le circostanze non mi hanno aiutato. Su Milan-Napoli e lo scudetto…”

Il 26 settembre 2004 il Napoli tornava ufficialmente in campo dopo il fallimento. Iniziava quella che ricorderemo, e che speriamo di ricordare con una vittoria di prestigio, come era De Laurentiis. Terza giornata del girone B di Serie C1, la prima per gli azzurri a causa del rinvio delle prime due. Napoli-Cittadella, finì 3-3, in uno stadio San Paolo strapieno come lo vediamo oggi.

A 4 minuti dal fischio d’inizio i partenopei vanno subito in svantaggio, ma dopo altri 4 minuti arriva il pareggio, nonché primo gol dell’era ADL. A realizzarlo fu un difensore, che vestiva la maglia numero 2 ed era soprannominato da qualcuno Stone Face (faccia di pietra). Giovanni Ignoffo, reduce dall’esperienza in panchina con il San Luca, si è raccontato ai nostri microfoni in una lunga intervista, passando per gli anni di Napoli ad alcune squadre che hanno fatto parte della sua carriera. Ecco di seguito le sue dichiarazioni:

“Mister, come sta? Ha qualche progetto per il futuro prossimo? Sto molto bene. Sono ancora sotto contratto con il San Luca, quindi tutto resta aperto a quelle che saranno le possibili dinamiche future. Ho lasciato la squadra al decimo posto, ora sono in zona playout quindi potrebbero sempre richiamarmi. I progetti sono sempre dietro l’angolo ma un giorno spero di non allenare più in queste categorie perché ci sono delle realtà che obiettivamente fanno fatica a fare calcio, e di conseguenza uno che è sempre stato nel professionismo vorrebbe avere sempre una chance o una possibilità per dimostrare il proprio valore”.

“Napoli-Cittadella 3-3. Ci racconta il primo gol dell’era De Laurentiis? Che ambiente c’era lì a Napoli? Ero all’apice della mia carriera perché l’anno prima avevo fatto la Serie A con il Perugia. Dopo quell’annata avevamo un organico importantissimo, ma alla realtà di Napoli non si doveva dire di no e quando si è presentata l’occasione ho cercato di prendere la palla al balzo per fare un’esperienza in una città che non c’entrava nulla con quelle categorie. È stata un’esperienza inenarrabile per me, ho toccato l’apice della mia carriera. Al di là della categoria, Napoli è una realtà di cui si parla in tutto il mondo. Arrivavo là tra mille difficoltà ma sapevo che il presidente De Laurentiis avrebbe fato un percorso importante e vincente che poteva coinvolgere tutti quanti”.

“Trovare 70000 spettatori in una partita di andata in Serie C non è da tutti i giorni. Questo è il bello di Napoli. La passione della gente non ha eguali, io la metto ai livelli delle prime tre squadre d’Italia, cioè Milan Juve e Inter. Allora sarebbe stato ancora meglio se fossimo riusciti a vincere il campionato, ma purtroppo non è stato così perché abbiamo pagato il ritardo della costruzione della squadra e il ritardo della condizione fisica di gente che è arrivata e dopo 3 giorni si è trovata catapultata in una realtà che già a livello nervoso ti toglie tanto, quindi se fisicamente non sei pronto un po’ di più rispetto alla media puoi pagare dazio. Nel girone di ritorno abbiamo anche colmato ciò che non avevamo fatto all’andata, facendo quasi il doppio dei punti. Poi c’erano squadre attrezzate come Rimini e Avellino che ci hanno dato filo da torcere fino alla fine. Il Rimini ha vinto direttamente con 73 o 74 punti e noi siamo arrivati terzi dopo l’Avellino. Poi abbiamo perso le finali playoff (contro l’Avellino, Serie C1 2004/2005), a cui siamo arrivati male. Io mi sono fatto male e sono stato espulso a San benedetto, Scarlato si era fatto male la settimana prima più una serie di altre problematiche. Giocare il doppio confronto senza giocatori importanti non è stato facile, l’Avellino era un’ottima squadra che ha trovato anche terreno fertile sotto questo aspetto”.

Il mio addio? Io sono andato a Napoli in prestito. A gennaio poi sono arrivati tanti giocatori che la società ha messo sotto contratto e alla fine sono stati penalizzati coloro che erano in prestito, come me, Scarlato, Mora…gente che aveva dato tutto in quell’annata. Io ero in prestito quindi per forza di cose l’estate successiva ho dovuto dire addio: il Napoli non ha esercitato nessuna formula di riscatto quindi sono dovuto tornare a Perugia, essendo sotto contratto con loro. Altrimenti non mi sarei mai mosso da Napoli. A fine anno ci furono anche delle polemiche perché la maggior parte delle tifoserie e la stampa ritenevano sorprendente che io tornassi a Perugia anziché restare a Napoli. Fu una scelta anche di Pierpaolo Marino, che a gennaio mise sotto contratto difensori centrali come Giubilato e Romito a discapito nostro”.

“Come giudica il lavoro svolto finora dal presidente De Laurentiis? Il presidente ha rispettato le aspettative di tutti noi. Ha lavorato fin da subito per un progetto che da un paio d’anno a questa parte sta raccogliendo i suoi frutti e che meriterebbe lo scudetto, per quanto fatto come aziendalista e presidente di una società di calcio. In primis le annate con Sarri, poi le altre in Champions con Mazzarri sono da considerarsi importanti; lì si è cercato di programmare in maniera mirata per fare sempre meglio. Poi ci sta trovare in un campionato la Juve che fa qualche punto in più di te, oppure quel campionato dove sbagli due o tre partite chiave e per poco non arrivi all’obiettivo. Anche quest’anno la squadra si sta dimostrando all’altezza delle aspettative e mi auguro che possa vincere lo scudetto perché sarebbe il giusto premio per un percorso di crescita esponenziale condotto dalla società”.

Nel corso di questi anni De Laurentiis è stato in grado di riportare il Napoli in alto partendo dai bassifondi. Sono stati fatti investimenti importanti, che però ad oggi incredibilmente non sono bastati per vincere lo scudetto. Secondo lei si poteva fare qualcosa di più nei momenti decisivi oppure le critiche in questo senso sono infondate e il lavoro della dirigenza è da considerarsi un buon lavoro? Uno fa il massimo per vincere ma poi non è detto che si riesca a vincere. Ci sono società che negli anni hanno investito più del Napoli ma poi si sono ritrovate con un pugno di mosca. Il calcio è bello anche per questo”.

“Cosa l’ha portata ad accettare la chiamata di una squadra reduce da un fallimento, in una città dove il calcio rischiava addirittura di scomparire? A Napoli il calcio non scomparirà mai, così come a Milano e Torino. Sono realtà dove il marketing e i brand attirano gli investitori con un calcio fatto anche a livello aziendale. È più facile che si fallisca in realtà minori, non in queste grandi città dove gli investitori sanno che il solo nome della squadra può essere associato a pubblicità e brand”.

Quante possibilità ha il Napoli di tornare a vincere qualcosa con Spalletti? Le possibilità ci sono. Io reputo Napoli una realtà che può stare ad ottimi livelli perché si sta giocando le sue carte. Sono convinto che se la giocheranno bene perché ci sono gli elementi validi per competere con Milan, Inter, Atalanta e dobbiamo vedere in questa corsa rientrerà anche la Juventus”.

Nel 2004 lei segnava il primo gol dell’era De Laurentiis, cosa rappresenterebbe la vittoria di uno scudetto 17 anni dopo? Si tratterebbe secondo lei di un traguardo raggiunto nel breve oppure il periodo trascorso sarebbe da considerarsi lungo? Dipende dai punti di vista, da quanto si è fatto e quanto si è investito. Non saprei se sia un percorso lungo o breve, ma sono sicuro che quando si raggiunge un risultato, questo è figlio di una programmazione e ripaga di gran lunga ciò che è stato portato avanti nel tempo. Il raggiungimento dell’obiettivo è confortevole per chi ci ha creduto e ha investito sempre per arrivarci”.

Domenica c’è uno scontro diretto importante. Entrambe le squadre sono colpite dagli infortuni, chi la spunterà? E chi vede favorito in questa corsa per il titolo? In questo momento le squadre sono in una condizione di equilibrio ed è presto per poter dire chi riuscirà a vincere il campionato. Il percorso è lungo e pieno di insidie, nel girone di ritorno ci saranno squadre che dovranno recuperare terreno in zona salvezza e che al girone di ritorno solitamente fanno qualche punto in più. Milan-Napoli è uno scontro diretto che non dichiara nessuna delle due squadre fuori dai giochi”.

Secondo lei la rosa è completa e in grado di conquistare uno scudetto, oppure manca qualcosa? Secondo me potrebbero fare qualche innesto, tipo qualche ricambio in caso di emergenza, ma per una squadra che deve vincere tali ricambi devono essere allo stesso livello dei titolari. Poi dobbiamo considerare il fatto che si giocano tante partite tra campionati e coppe; sono annate dispendiose e bisogna essere attrezzati. Talvolta gli infortuni degli uomini giusti o sbagliati possono determinare una mancata vittoria”.

Quante possibilità ha la Salernitana di salvarsi? Sono dispiaciuto per le vicende societarie perché lì mi sono trovato molto bene, è una città dove si vive anche bene. Dopo aver raggiunto la Serie A per la prima volta, il fallimento sarebbe un dramma per i tifosi, perchè il tifoso sogna queste realtà, un calcio vero che attira gente e crea un movimento economico anche in città. Il mio augurio è che non possa succedere mai una cosa del genere. Dispiacerebbe perché è una società lotta tanto per arrivare a questi traguardi, un fallimento solo perchè non si è trovato un acquirente sarebbe una brutta cosa per la gente che ama quella maglia”.

Mentre il Benevento di tornar in Serie A? Il Benevento è una realtà consolidata da anni in B, e che ha toccato la Serie A. L’anno scorso all’andata sembrava che la salvezza fosse solamente una cosa che arrivava da una settimana all’altra. Conosco bene la proprietà e sono convinto che ci torneranno quanto prima”.

E l’Avellino di ritornare quanto meno in Serie B? L’Avellino è una di quelle tre squadre che si contenderanno la possibilità di vincere il campionato perché ha tutte le qualità per competere con avversarie come Bari e Catanzaro che ritengo possano giocarsi quella possibilità”.

Il mondo del calcio, in particolar modo in Italia, ha subito degli stravolgimenti in seguito alla crisi pandemica. Cosa si può fare per uscire da questa situazione? Abbiamo solo una possibilità, aspettare che tutto riparta senza alcun tipo di restrizione perché siamo in un circuito dove sembriamo il cane che si morde la coda. La gente non ha soldi per comprare, le aziende hanno cali nelle entrate e tutto questo comporta una crisi economica che è stata accentuata dalla pandemia, ma fondamentalmente siamo in crisi da 7/8 anni per quella che è la gestione dello Stato, che non ritengo all’altezza. Quindi sicuramente bisogna cambiare qualcosa per quanto riguarda la gestione e il governo, bisogna capire che la gente ha bisogno di lavorare con meno tasse, quindi mettersi a disposizione con che lavora abbassando il regime tassativo delle aziende o agevolandolo. A questo punto entrerebbero più soldi nelle case delle persone che lavorano proprio per questo e tutto questo diventerebbe un giro vantaggioso per l’economia nazionale. Io non sono esperto in questo, ma chi è là e guadagna tanti soldi non può non capire quale sia il nocciolo della situazione. Qualcosa deve assolutamente cambiare”.

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