Ibra rivela: “Tutto fatto, ero del Napoli! Il giorno della firma…”

    Rivelazioni incredibili quelle scritte da Zlatan Ibrahimovic nel suo nuovo libro “Adrenalina” anticipate questa mattina dalla Gazzetta dello Sport. Ecco il passaggio sul Napoli.

    “Qualche sera più tardi, sono a casa che sto guardando il documentario HBO su Diego Armando Maradona. A un certo punto passano le immagini di una vecchia partita del Napoli e inquadrano il pubblico del San Paolo. Lo stadio è pieno zeppo. Il regista stringe l’ immagine sulla curva più calda, i ragazzi sono accalcati uno sull’ altro, cantano, urlano, pestano dei tamburi, si percepisce un’ elettricità incredibile. Mi raddrizzo sul divano, osservo con attenzione e sento che l’ adrenalina comincia a pompare, qui, nelle vene del collo. Tum, tum, tum Telefono subito a Mino: «Chiama il Napoli. Vado al Napoli». «Il Napoli?» «Sì, vado a giocare a Napoli.» «Ma sei sicuro?» mi chiede lui, perplesso. «Tu vuoi che io continui a giocare? La mia adrenalina sono i tifosi del Napoli. Vado là, a ogni partita porto allo stadio ottantamila persone e vinco lo scudetto come ai tempi di Diego. Con la vittoria del campionato italiano, li faccio impazzire tutti. Questa è la mia adrenalina.» Parliamo con il club, trattiamo e troviamo l’ accordo. Tutto fatto. Sono del Napoli. L’ allenatore è Carlo Ancelotti, che conosco bene, siamo stati insieme a Parigi. È felicissimo di ritrovarmi, ci sentiamo quasi tutti i giorni. Mi spiega come intende farmi giocare. Non ho parlato con il presidente, Aurelio De Laurentiis, ma lo conoscevo già. È successo qualche anno prima, mentre ero in vacanza a Los Angeles con la mia famiglia. De Laurentiis aveva saputo che alloggiavamo nello stesso hotel e ci aveva lasciato un biglietto alla reception: «Questa sera siete invitati al ristorante». Allegata una nota con l’ indirizzo. Non sembrava un invito, ma un ordine. «Andiamo» ha detto subito Helena. Abbiamo passato una serata molto piacevole. Individuo una casa a Posillipo che potrebbe fare al caso mio, ma, visto che devo restare solo sei mesi e tutti mi ripetono che la città è abbastanza caotica, sto valutando anche la possibilità di vivere in barca. Il giorno in cui devo firmare a Napoli, l’ 11 dicembre 2019, il presidente De Laurentiis caccia Ancelotti. A metà campionato. Ho una brutta sensazione. È un cattivo segnale. Io di questo presidente non posso fidarmi. Non può dare stabilità a me e alla squadra uno così. E poi so che Rino Gattuso, anche se è un amico, ha bisogno di un altro tipo di centravanti per il suo 4-3-3. Infatti, non si è fatto sentire. Salta tutto. Qualche giorno dopo chiamo Mino e gli chiedo: «A chi servo di più? Qual è la squadra più nella merda?». Io non sto cercando un contratto, io sto cercando una sfida. «Il Milan ha perso 5-0 a Bergamo.» Di solito, per principio, non torno mai in una squadra in cui sono già stato con il rischio di fare peggio della volta precedente. Ma questa volta è diverso. Il Milan ha perso 5-0. Ordino a Mino: «Chiama il Milan. Andiamo al Milan». La mia sfida sarà riportare al top uno dei più prestigiosi club del mondo. Se ci riesco, vale più di tutto quello che ho fatto nelle altre squadre. Questa è la mia adrenalina”.

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