ESCLUSIVA – Bagni a MN: “Anguissa è il Koulibaly del centrocampo. Vi racconto il mio Napoli, Maradona e la verità sull’addio”

Salvatore Bagni, ex centrocampista del Napoli negli anni 80′ e uno dei protagonisti del primo scudetto, ha rilasciato un’intervista esclusiva ai microfoni di MondoNapoli, affrontando svariati temi. Di seguito le sue dichiarazioni:

Come le sembra questo Napoli? Può effettivamente lottare per qualcosa di grande? Sì, e lo pensavo anche prima che iniziasse il campionato e prima di vedere il lavoro di Spalletti, soprattutto sulla testa dei giocatori. La squadra è organizzata ed ha un’immensa qualità, ci sono tanti giocatori decisivi ed è molto difficile mettere in difficoltà questo Napoli. E’ senza dubbio una squadra da scudetto, tra le grandi ce ne sono tre che lotteranno per il campionato, le altre si contenderanno un posto in Champions. Vedo il Napoli favorito, poi anche Inter e Milan. L’Inter ha vinto l’anno scorso, il Milan ha fatto un passo enorme perchè è arrivato in Champions dopo anni con un ottimo lavoro da parte di Pioli. Il Napoli ha meritato di vincere in tutte le partite che ha giocato finora”.

Vede qualche somiglianza con il suo Napoli? Com’era rispetto a quello attuale? Noi non eravamo partiti con questa qualità ma solo per fare un buon campionato, venivamo da un terzo posto. Non c’era mai stato prima un susseguirsi di ottimi campionati, a parte gli ultimi due. Il Napoli era stato costruito nell’84’ con l’arrivo di Diego (Maradona, ndr) e man mano che son passati gli anni venivano inseriti dei tasselli importantissimi, come Giordano e Romano, tutta gente che ha dato più tecnica a quella squadra. Quell’anno non eravamo i favoriti ma la convinzione è aumentata con il passare delle giornate”.

Un ricordo di Maradona? Ho già parlato di Diego e hanno parlato anche tutti coloro che non lo conoscevano. Io l’ho frequentato per 25 anni a casa mia, ed è già diverso. Ho voluto parlarne solo una volta perchè lo conoscevo profondamente, lui e tutte le persone che lo hanno circondato. Perciò so benissimo chi era Diego”.

Quanto è cambiato il calcio da allora ad oggi, alla luce del progresso tecnologico ma anche per quanto riguarda i tifosi? E’ ovvio che adesso i giocatori sono più atleti e hanno più metodi di allenamento con più persone che seguono allenamenti e partite, dando indicazioni anche attraverso i filmati. Noi avevamo l’allenatore, vice allenatore e preparatore atletico, una figura per ruolo, adesso invece lo staff è enorme. Oggi si allenano di più e meglio di noi, si è ritornati al calcio dell’1 contro 1 ormai, perchè partendo dal basso è solo un gioco 1 contro 1 in tutte le parti del campo e facendo così è possibile anche allargare gli spazi favorendo quei calciatori che saltano l’uomo. Anche ai nostri tempi si giocava tutto 1 contro 1, anche in difesa e centrocampo con due marcatori e il libero. Si diceva che chi era più in forma avrebbe avuto la meglio sugli avversari, quindi c’era bisogno di avere tutte le domeniche la condizione migliore”.

Se il Napoli quest’anno vincesse lo scudetto, cosa rappresenterebbe per tutti i ragazzi che hanno sentito i propri genitori raccontare di Maradona, della vostra squadra e di quei due scudetti? La storia del Napoli vincente è legata a Diego, dall”84 al ’91 quando lui andò via. Le vittorie importanti del Napoli sono legate a quel periodo, perciò è ovvio che la gente si è appassionata a quel Napoli che era una squadra divertente, con tanti napoletani in rosa che ci facevano capire l’importanza di giocare per questa squadra e di fare risultati importanti a Napoli. Abbiamo cercato di farlo in tutti i modi, ora non sarà mai come prima ma il terzo scudetto sarebbe una grande impresa, pur non essendoci più il calciatore più forte di tutti i tempi. Noi vincemmo il primo con lui, vincerlo adesso sarebbe una soddisfazione enorme perchè son passati 30 anni, un po’ troppo, soprattutto dopo gli ultimi grandi campionati disputati. Il Napoli di oggi ha una continuità migliore della nostra”.

Come si può descrivere la passione della gente di Napoli, soprattutto dopo una vittoria del genere? La passione non esiste in nessun’altra città del mondo, io torno a Napoli da 32 anni tutti i martedì ed è la stessa cosa di quando si gioca. Napoli è l’unica città al mondo dove le persone ti fanno sentire importante per sempre. I nonni raccontano ai padri, i padri ai figli…è tutto un tramandarsi e mostrare le immagini di quel Napoli. I giocatori che hanno avuto la fortuna di essere in quel periodo sanno di dover essere orgogliosi. Io mi sento al 60% napoletano e al 40% emiliano, perchè capire quanto ti fanno sentire bene quando vai a Napoli è una cosa unica, però tu devi aver onorato la maglia e allora ti resterà per tutta la vita”.

Torniamo al presente, cosa pensa di Anguissa? Tatticamente parlando è stato l’innesto giusto? E’ cambiato molto rispetto a Bakayoko? Anguissa lo conoscevo già dai tempi del Reims, poi è andato al Marsiglia e dopo in Inghilterra. Non mi ha meravigliato, ha le caratteristiche di un giocatore lineare. Ha i tempi del centrocampista, non falloso e fortissimo fisicamente. E’ il Koulibaly del centrocampo, molto pulito nel gioco, gioca molto in verticale e una volta recuperata la palla sa come smistarla. E’ importantissimo per questo Napoli. Lo si è paragonato a Romano, che con caratteristiche diverse è stato quello che ci ha fatto volare. Ad entrambi i Napoli mancava un uomo fisico a centrocampo e Romano e Anguissa sono stati innesti azzeccati”.

Qual è il modulo più adatto per questo Napoli? 4-2-3-1 o 4-3-3? I moduli non contano niente, la differenza la fanno i giocatori se messi al loro posto. Se giochi con 4-2-3-1, gioca Zielinski dietro la punta ma resta pur sempre un centrocampista offensivo. Poi i giocatori intelligenti vanno a cercarsi la posizione migliore, certo è che con qualche metro in più Piotr è letale perchè ha il tiro da fuori e sa usare entrambi piedi, ma non cambierebbe nulla se giocasse come mezzala. Fabian è diventato l’uomo d’ordine davanti la difesa in quanto comanda le azioni che partono da dietro. Anche Mertens ha giocato dietro la punta, poi non cambia se è Zielinski, Ounas e Elmas a farlo. L’importante è avere in attacco giocatori che sanno essere letali come ce li ha il Napoli, e penso che come gli azzurri non li abbia nessun’altra squadra”.

Nel caso del 4-2-3-1, qual è la coppia migliore da piazzare nei due di centrocampo? Ci sono dei titolari e dei giocatori che subentreranno. Spalletti ce lo ha già fatto capire, giocando a due saranno Ruiz e Anguissa mentre a tre ci sarà anche Zielinski. Poi l’utilità di Demme si è vista l’anno scorso, ma è uno di quei giocatori che sarà fondamentale viste le tante partite”.

Parliamo di un giocatore che di recente l’ha superata in termini di presenze con la maglia azzurra, Fabian Ruiz. Spesso criticato magari per alcune fasi di discontinuità, adesso è tornato ad essere un uomo chiave per la squadra. Merito di Spalletti o altro? Ho tanta ammirazione di Ruiz, però un giocatore di quella qualità non può avere queste pause. Grandi prestazioni poi momenti bui troppo lunghi per uno così determinante. Un giocatore importante può anche non essere in condizione ma poi la prestazione sufficiente la fa comunque. Adesso sta giocando benissimo, ma il Napoli sperava in un suo grande Europeo e così non è stato. Se avesse giocato come sta giocando adesso avrebbe trovato sicuramente un posto in quella Spagna che nel palleggio è unica”.

Ci descrive l’emozione del suo esordio in Nazionale? Il mio carattere mi ha penalizzato perchè ero superficiale, potevo esordire prima invece l’ho fatto al Mundialito contro l’Olanda, in Uruguay. Poi ho saltato il Mondiale (Spagna ’82) per demeriti miei e sono tornato nell’83’ per poi giocare fino all”87 titolare in Nazionale”.

Un commento sul momento del calcio e dello sport italiano, e sulle potenzialità di questa Nazionale campione d’Europa? La squadra ha cuore, un’anima, un gioco e una gioventù, ma si basa anche su due calciatori che sono i pilastri della difesa, Bonucci e Chiellini, c’è poco da dire. I problema dei Mondiali sarà forse trovare due ricambi, perchè bisognerà vedere in che condizione arriveranno. Mi è piaciuta moltissimo, l’avevo messa tra le favorite dopo la Francia, non credo sia stata una grandissima sorpresa a mio modo di vedere”.

Il suo addio da Napoli è stato un po’ travagliato come si dice oppure è stata una decisione presa in serenità? Non è stato certo felice, avevo ancora due anni di contratto. In quel momento nel marasma generale si voleva colpire quelli che più si erano messi in cattiva luce. Però non era niente di grave, lo sanno tutti. Eravamo una squadra unita ed eravamo noi che volevamo far fuori l’allenatore ma alla fine l’allenatore ha fatto fuori noi. Son cose che ormai ai napoletani sono entrate bene in testa”.

Di recente ha dichiarato di aver offerto diversi calciatori al Napoli nel suo ruolo da dirigente. C’è qualcuno che vedrebbe bene per arricchire la rosa attuale oppure la squadra è al completo? Ne ho offerti tanti, poi faccio questo di lavoro e non vado a dire dei nomi. Sulla conoscenza dei calciatori lo sanno tutti che giro il mondo tutto l’anno da 32 anni e conosco molti giocatori stranieri”.

Cambierebbe qualcosa della sua vita calcistica se potesse tornare indietro? No, io sono stato felicissimo e non ho mai avuto infortuni gravi. Non ho mai saltato una partita per infortunio in tanti anni. Sono stato fortunato e devo solo dire grazie al pallone, il mio carattere nonostante i pro e i contro mi ha aiutato, poi è rimasta un’immagine di me ed è un piacere sentire la gente che ti ringrazia e ti fa i complimenti per la persona che sono stato e che sono”.

Articolo precedenteSorrentino: “Napoli-Torino bella sfida, sarà decisa dagli episodi”
Articolo successivoSOCIAL – Ghoulam si concentra sul futuro