ESCLUSIVA – Dario Sansone a MN: “Maradona a Napoli più che un calciatore, un semidio. Su Insigne e Gattuso penso questo”

In esclusiva MondoNapoli Live è in diretta l’autore de ‘La mano de Dios’ in napoletano: Dario Sansone.

“Il calcio è un pò un riscatto sociale. Quando il Napoli era ai vertici, tutti noi napoletani ci sentivamo forti. L’amore per il calcio a Napoli e per i Napoli c’è e ci sarà sempre. Noi a Napoli s può dire che siamo un po’ tutti allenatori. Cerchiamo sempre di supportare la nostra squadra per raggiungere altri traguardi, dove credo che ci stiamo bene. Oggi noi abbiamo, nel bene o nel male, la fortuna di avere un capitano che sia prima tifoso del Napoli. Lo vorrei vedere un po meno musone e non un po’ più di cazzima, soprattutto in questo periodo così complesso”.

“Il Napoli di Gattuso mi ricorda tanto una canzone dei Foja intitolata ‘Da soli non si vince mai’, che rivendica proprio la nostra voglia e la voglia del mister di stare in gruppo e di fare gruppo. Il Napoli in questo momento lo vorrei vedere un po più divertente, una squadra che si diverte a giocare a pallone e non che faccia fatica. A me Gattuso piace, e credo come tutti i napoletani, per il suo temperamento. Ado oggi forse non capisco perchè non giochi Demme, dato che è l’unico che ci mette sempre la grinta e che da un po di dinamismo ad una manovra sterile”.

“Per me con Sarri è funzionato tutto, è chiaro che certi episodi determinano e la sconfitta di Firenze, dopo una vittoria forse un po’ ambigua della Juventus con l’Inter, fecero perdere uno scudetto agli azzurri. Oggi a Napoli forse – come in passato – manca un po di fortuna. Ma fondamentalmente io del Napoli sono innamorato perchè rispecchia tanto la città, molto complessa con molte contraddizioni ma che senza di esse non sarebbero Napoli. Spero che prima o poi arrivino delle grandi soddisfazioni, e noi dobbiamo aspettare quel momento”.

“Maradona è stato parte della mia infanzia. La maglia numero 10 regalatami da bambino, le figurine per le quali si facevano follie, quello suo spirito rivoluzionario che per noi fu enorme. Lui è stato il simbolo di un riscatto sociale, più di una rockstar o un leader politico. Andava contro un sistema politico e sociale forte e lui lo combatteva senza paura. Per noi quindi è stata un’icona importante, come Troisi e altri personaggi importanti in quegli anni per la città di Napoli. Lui è stato il trascinatore non solo di Napoli e del Napoli, ma un po di tutti quelli che avevano bisogno di un riscatto sociale”.

“La canzone è nata molto casualmente. Io già sentivo la canzone ‘La mano de dios’ in lingua originale, la quale mi ha molto colpito e per me fu fonte di ispirazione. Quando mi chiamò Peppe Iodice io gli proposi la mia versione in napoletano della canzone. La canzone in sè è molto malinconica, nn credevo di essere in grado di poterla riadattarla, ho cambiato infatti varie cose facendola mia. Sappiamo tutti che riadattare e rielaborare un qualcosa di così forte è smepre un impresa ardua”.

“Alcuni frasi della canzone credo siano frutto di una mia rielaborazione che ovviamente fanno parte di un mio vissuto. Ma non solo il mio, ma anche altri tributi come i murales, i musei allestiti e le varie manifestazioni in suo onore ci fanno capire quanto lui per noi sia stato importante per noi. Io ho anche traslato alcune parole prima dalla lingua originare all’italiano, e alcune parti dall’italiano al napoletano. E così come Diego non ho avuto bisogno di ripulirmi per arrivare”.

“La prima volta de ‘La mano de Dios’ l’ho cantata di fronte al figlio di Diego, il che è doppiamente difficile. Anzitutto perchè come ho detto era la prima volta che la suonavo, ma anche perchè io avevo chiesto un testo della canzone che poi non mi è pervenuto poichè mancava il gobbo e l’ho cantata molto spedito affidandomi anche alla Dea bendata”.

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