CorrSport: “Un Napoli travolgente e Dios poggia la mano su Insigne”

Fonte foto: SSC Napoli

Il Corriere dello Sport, nell’edizione odierna, racconta il match del Napoli contro la Roma finito per 4 a 0 per gli uomini di Gattuso. Una partita che vede anche, secondo il quotidiano, “la mano de Dios”:

“Affinché non ci fossero dubbi, al trentesimo minuto d’ una serata tutta per lui, Diego Armando Maradona è sceso in campo, ha poggiato la sua “mano de Dios” sulla testa di Lorenzo Insigne e poi ha ispirato quel destro affinché disegnasse una parabola, quella della felicità, che lui e però a modo suo costruiva con il sinistro. Niente è per caso se dopo quattro anni e, precisamente, 1.746 giorni da quel Napoli -Empoli del 31 maggio del 2016, Insigne scova dentro di sé, di nuovo, la sua genialità, a lungo soffocata. Però ancora prima che la nottata finisse, per testimoniarne ancora la presenza, el niño de oro è riapparso, interpretato da Matteo Politano travestito da “fenomeno” per sistemare la ceralacca su un 4-0 pieno di altro, soprattutto d’ emozioni.

UNA SÌ E UNA NO. Napoli -Roma è una miscela stordente che impiega un po’ per decollare, poi esplode fragorosamente in un calcio double face, in cui è racchiuso tutto ciò che Gattuso s’ aspetta e nulla di quello che Fonseca sospetti. E’ un’ ora e mez za in cui il Napoli si riprende la propria autorevolezza, esibendo un football palleggiato e maturo, strapazzando ciò che resta di una squadra che Fonseca non riesce – non ancora – a trascinare al di là della normalità, quando affronta una “grande”.

I GUAI. Ma in quel 4-0, il Napoli immerge la propria natura, fedelissima al 4-3-3, che gli restituisce sicurezze smarrite di recente (contro Sassuolo e Milan) e costringe la Roma a dondolare tra i pensieri spettinati di 90′ che si trasformano in incubo: senza già un bel po’ di gente, e con Mancini e Veretout adagiati Già nel primo tempo vanno fuori Mancini e Veretout. Il Napoli prende Roma e Juve nell’ intervallo sul lettino del San Paolo, a Fonseca rimane semplicemente il pallore d’ una partita persa non solo negli scontri diretti ma in qualsiasi angolo di un campo diventato enorme. Il Napoli lo ha allargato, la ha sfruttato nelle ampiezze, si è lasciato andare, facendosi guidare da Demme, Fabian Ruiz e Zielinski, poi s’ è impadronito di qualsiasi fase, anche quella passiva, tra Insigne, Lozano e Mario Rui.

IL TRIDENTE. Nelle sue fattezze antiche, nonostante sia volato via quel tempo, il Napoli c’ è stato bene, e la Roma ha deambulato, abbandonata complessivamente da tutti, per un po’ sostenuta da Mancini, disperatamente presente in Spinazzola, mentalmente spenta e racchiusa (2′ pt) solo in una volée alta di Cristante. E’ stato troppo il Napoli, svelto anche nel pensiero, e la Roma, invisibile, è sfi lata dentro un tormento gigan tesco, con strafalcioni (sul raddoppio di Fabian Ruiz, 19′) nella transizione disinvolta Mario Rui-Insigne, ma anche con omissioni: la presa scivolosa di Mirante che vale il 3-0 di Mertens e l’ incapacità di opporsi a Politano, dribblomane per un istante fosforescente nel 4-0.

METAMORFOSI. Di quel San Paolo così stropicciato recentemente, il Napoli si è impadronito, ha lasciato la Roma alle sue contraddizioni, si è scosso per rimettersi a rincorrere chi sta davanti e sfuggire alla crisetta di identità che l’ aveva ghermito. Mentre Fonseca, incredulo, ancora sta a chiedersi perché siano clamorosamente implosi tutti, al di là degli scherzi del destino e dei muscoli.

INVISIBILE. E il Napoli, che s’ è (com)piaciuto assai della sua antica spregiudicatezza, pur senza esagerare, ha sfruttato la sua ritrovata ricercatezza rimanendo lucido, evitando di offrire spazi a chi non poteva né sapeva prendersene. Poi s’ è persino sbarazzato delle proprie paure, ne ha approfi ttato di quelle praterie, della dissolutezza della Roma: aveva Diego con sé e se n’ è accorto subito.