Gazzetta su Maradona: “Napoli non smette di piangere”

È il giorno del dolore per Napoli e la Gazzetta lo racconta sull’edizione odierna:

“L’operazione è impossibile ma provate a immaginarla per un attimo: mettere in un unico, immenso album tutte le foto scattate da napoletani innamorati con “Iss”. Per quasi trent’anni sono rimaste incorniciate se non addirittura custodite con i gioielli di casa più preziosi, da mercoledì pomeriggio sono venute tutte fuori, a migliaiae migliaia, alcune anche con la carta ingiallita nel tempo. Ora fermatevi a riflettere: questo non avveniva nell’epoca dei telefonini o dei selfie, in cui scattare un’istantanea è un attimo. Significa che Diego si è dato alla gente, alla sua gente con generosità senza maitirarsi indietro. E se nei vicoli dei Quartieri come alla Sanità e negli altri rioni popolari si piange come alla Boca è perché è morto un parente stretto. Qualcuno che abbiamo sentito sempre vicino, specie quando si mostrava in tutta la sua fragilità. Quei difetti,inostri stessi difetti, sono quelli in cui Napoli si è specchiata in una simbiosi perfetta col suo mito. Diego ha vissuto la città sino in fondo, scendendo negli inferi, nelle zone più buie. Ma regalando il periodo più solare.

Città sacrario – E in quelle curve di Posillipo dove a volte si soffermava ad ammirare quel Golfo che adorava, ora ci sono nuovi “altarini” come in via Scipione Scapece, davanti a quella che fu la sua abitazione. Una foto, una sciarpa, un ricordo e una scritta semplice: «Grazie per le infinite emozioni che hai dato ai napoletani». Se ieri fosse calato un marziano a Napoli avrebbe capito subito che questo Diego dai riccioli impertinenti e il sorriso contagioso è il re della città e questo re viene commemorato come il monarca più buono che ci sia stato per la gioia pura che ha regalato al suo popolo.

«Ciao Diego» lo trovi scritto sulle fermate digitalizzate degli autobus come nelle metropolitane, dove vengono proiettati video del Pibe. Bandiere ed effigi ad ogni angolo e in ogni bottega che la zona rossa consente di lasciare aperta. Groppi in gola e quella frase che si ripete e non è un modo di dire: «È uno di noi». Fratello e anche padre dei tanti Diego Armando nati qui a cavallo fra anni Ottanta e Novanta. La città che diventa sacrario, ma senza scene teatrali a uso di telecamere. Il lutto è profondo, il dolore palpabile, nessuno ha voglia di apparire.Solo il desiderio che Lui possa sentire l’enorme onda di amore che arriva dalla sua seconda patria, dalla città che più ditutti lo ha esaltato identificandosi nel suo capopopolo. «Ci ha tolto tanti schiaffi dalla faccia», dice orgoglioso un signore canuto. Ha vissuto il terremoto del 1980 e proprio quando questa città era in ginocchio ecco l’arrivo dell’uomo dei sogni. Che i sogni ha tramutato in felicità e per questo diventa immortale. Radio Kiss Kiss Napoli dedica l’intera programmazione giornaliera al Pibe de oro, addirittura Radio Marte diventa Radio Diego Armando Maradona: microfoni aperti fra la gente, tanghi struggenti nelle pause musicali. C’è chi ha scritto poesie chi lo colloca nel Pantheon con Totò, Eduardo, Troisi e Pino Daniele. Le Cappuccine, suore di clausura, hanno pregato nella messa dedicata.

Il culto del reFra i simboli di questo culto laico, non potevano mancare i maestri di San Gregorio Armeno, da Marco Ferrigno a Genny Di Virgilio, che hanno realizzato le loro statue in terracotta raffigurandolo con la maglia azzurra del Napoli e le ali dorate degli Angeli. Il re è stato anche commemorato ieri sera a Piazza del Plebiscito, non a caso di fronte alla reggia borbonica. Mentre davanti al San Paolo, lato curva B, campeggia lo striscione The King. Il San Paolo che da ieri, e questo è un vero plebiscito, si chiama Stadio Diego Armando Maradona co me recita uno striscione messo come fosse la nuova targa di riconoscimento dell’impianto. Un lenzuolo recita “è comm s’ foss cadut o Vesuvio”. Tante lacrime sincere, asciugate con i cori. Mimetizzato fraitifosi passa in questo sacrario lungo 100 metri anche uno dei medici del Napoli, Enrico D’Andrea. Poi, poco prima della partita, ecco arrivare il capitano Lorenzo Insigne che porta un mazzo di fiori, accanto a lui lo storico magazziniere Tommaso Starace, amico sincero di Diego. Applausi, commozione che sale. Napoli sta vivendo la sua settimana santa. E spera nella resurrezione.”