Caro Aurelio, con le nostre stesse mani ci siamo “suicidati”…

    Il Napoli al 20 gennaio risulta essere dodicesimo in classifica, a -8 dalla retrocessione, a -14 dalla Champions League, con un cambio d’allenatore, ottavo attacco del campionato e con problemi interni al gruppo ormai evidente. Un trama che nemmeno Quentin Tarantino avrebbe potuto descrivere così in maniera negativa. Le colpe? Arrivati a questo punto poco importa di chi è la colpa, che sia di ADL e della società, che sia dei giocatori o di Ancelotti poco cambia. Il Napoli ha bisogno di risorgere per evitare un qualcosa che ad inizio stagione si pensava potesse essere fantascienza. Una critica però si alzare per quando riguarda la società, se si può chiamare tale visto che al comando ci sono ADL con il figlio, poi il resto è pari a 0. Poche cose si sanno per certo nel calcio, una di quelle è che non bisogna mai lasciare in questa giocatori scontenti, che ormai hanno terminato il loro ciclo, specialmente se si tratta poi dei “senatori”. La domanda sorge spontanea, come è mai possibile iniziare la stagione con giocatori come Mertens o Callejon, pilastri portanti del progetto Napoli nei anni di d’oro, senza uno straccio di rinnovo? Come è mai possibile lasciare in squadra un giocatore come Allan, altro senatore, che ormai è agli occhi di tutti che sia infelice e scontento dopo il mancato approdo 1 anno fa alla corte del Psg?. Questi sono gli esempi più lampanti, perché poi ci sono i casi Insigne, Ghoulam, Koulibaly e Zielinski che sono stati forse meno eclatanti ma che ci sono. Una società seria, che punta davvero alla vetta della classifica in Italia ed in Europa non può permettersi un errore così grossolano. La vera forza degli azzurri negli ultimi anni era il gruppo, che dall’addio di Sarri pian piano è andato distrutto. Allora perché non ammettere che questa squadra doveva essere rifondata? Perché “permettersi il lusso” di ritrovarsi in squadra gente che ormai, ha dato tutto quello che poteva dare alla maglia. Risultato? Ammutinamento. Il 5 novembre post Salisburgo, si è toccato il fondo e le colpe sono di tutti: da Ancelotti, passando per i giocatori, finendo con ADL. Però una società seria tutto questo lo mette in conto a giugno di due anni fa, dopo il mancato scudetto che c’è bisogno di rifondare un Napoli che ormai benzina e voglia non ha. Si tratta di coraggio, cosa che avuto l’Inter con i casi di Icardi e Nainggolan l’anno scorso. La fine di un ciclo fa sempre male, porta molta tristezza ma la rifondazione è necessaria in alcuni momenti, altrimenti poi il giocattolo si rompe…e si rompe anche in maniera BBBBBBrutta!.

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