Spiragli tattici Vol.26: “La capolista sembravamo noi”

Ritrovare le energie e buttarsi di nuovo a capofitto in Napoli-Juventus per raccontarla, così come leggerla, non è una missione facile. Sia perché l’amarezza per un risultato onestamente bugiardo resta viva, sia perché la partita di ieri è stato tutt’altro che lineare e concisa. Anzi.

La formazione ufficiale del Napoli: confermato in difesa Hysaj, al posto di Ghoulam, mentre a centrocampo continua la coppia Allan-Ruiz. In attacco Insigne è stato preferito a Mertens.

Non sono mancate le polemiche per un arbitraggio disgustoso come al solito (nelle ultime due giornate tra arbitri in campo e VAR sono state falsate gran parte delle partite di Serie A), ma non ci si può lamentare dello spettacolo. Sopratutto di quello offerto dai ragazzi di Ancelotti che, pur perdendo, si beccano applausi e riconoscenza di un pubblico che va oltre il risultato.

Fatal Malcuit

In 11 vs 11 la gara è stata in equilibrio pressoché totale. Nessuno dei due top team riusciva a schiacciare l’altro, merito del pressing delle due squadre, altissimo e sempre preciso. Addirittura, in occasione dei falli laterali, il Napoli, per chiudere i torinesi, si spingeva in pressione con 7 elementi (i due terzini, le due ali, le due punte e a turno Ruiz o Allan). Ma il copione viene ben presto spezzato da una scelleratezza che è costata probabilmente la sconfitta al Napoli: Malcuit, con un retropassaggio verso Meret tanto brutto quanto inutile, serve involontariamente Cristiano Ronaldo, fermato solo dall’uscita del portiere azzurro che viene espulso.

L’azione che porta al palo di Zielinski non è casuale: Insigne, nel ruolo di centravanti, offre un appoggio in verticale per far salire la squadra. Il suo movimento costringe Chiellini a seguirlo, quindi la linea della difesa juventina si sfaserà completamente.

Rinunciando a Milik per far entrare Ospina, Ancelotti ridisegna la squadra con il 4-4-1 e ne arretra il baricentro, affidandosi in attacco alle combinazioni Zielinski-Insigne. Il palo del polacco, dopo pochi secondi dallo svantaggio di Pjanic, lo dimostra: il Napoli non si è perso nei momenti di difficoltà, ma ha fatto tesoro della sua forza. Questo sopratutto grazie al suo capitano, Insigne, che da “falso 9”, dopo l’uscita di Milik, ha aiutato il centrocampo a venir fuori dal pressing bianconero in scioltezza e impedendo alla Juve di schiacciare i partenopei, facendo spesso salire la squadra e giocando spalle alla porta.

In parità numerica non c’è stata partita

Dopo lo 0-2 di Can, lo staff tecnico del Napoli capisce che il lavoro di Insigne va premiato con un compagno che lo aiuti ad attaccare la profondità contro Bonucci e Chiellini, di qui il cambio: al 45′ dentro Mertens, fuori Malcuit.

La Juventus, invece, rimasta in 10, decide di schierarsi con un compatto 4-4-1, con in attacco il solo Ronaldo: Mandzukic e Can, esterni di centrocampo naturalmente adattati, hanno aiutato soprattutto la difesa, non ripartendo mai. Ciò ha causato, tra gli altri, il fastidio di Cristiano, che più volte ha guardato la panchina scuotendo la testa in segno di disapprovazione.

Lo schieramento juventino è bassissimo: eccezion fatta per Ronaldo, fuori dall’inquadratura, la squadra di Allegri è tutta sotto la palla, pronta a rinculare davanti alla porta di Szczesny. All’opposto, il Napoli, con la difesa a tre, riesce a chiudere la Juve nella sua metà campo, attaccando a pieno organico.

Il Napoli viene ridisegnato con un offensivo 3-4-2. La difesa a tre era composta (da destra verso sinistra) da Hysaj, Maksimovic e Koulibaly. Quest’ultimo in particolare, mordente anche in zona offensiva, forma una vera e propria catena di sinistra, con sovrapposizioni puntuali, insieme a Zielinski e Insigne. Questa soluzione dà vantaggio al Napoli che, grazie all’espulsione di Pjanic, ritrova campo e fiducia.

L’Heat Map di Koulibaly, che ha agito quasi da terzino sinistro durante tutto il secondo tempo, certifica il predominio territoriale della squadra azzurra dal 45esimo minuto in poi.

La nuova disposizione tattica porta la squadra di Ancelotti ad avere superiorità numerica sugli esterni, dove Koulibaly da una parte e Hysaj dall’altra si aggiungono a Zielinski e Callejón, mettendo in difficoltà Cancelo, sostituito poi da De Sciglio, e Alex Sandro. La partita si svolge infatti ad una porta sola: la Juventus non tira mai in porta nel secondo tempo, al contrario del Napoli che conclude il match con 21 tiri verso la porta di Szczesny.

Un dominio totale, dunque. Come dichiarato dallo stesso Ancelotti: “la capolista sembravamo noi, di certo non la Juventus”. Anche se i problemi rimangono, come la scarsa finalizzazione nei momenti clou (rigore di Insigne sbagliato), la crescita del Napoli è confortante. Ha sottomesso una delle squadre più forti d’Europa. Ha perso, questo è inequivocabile, ma ha pur sempre combattuto fino alla perdita del fiato. E per adesso questo può bastare, perché in fondo vincere, per chi sa giocare davvero, non è mai l’unica cosa che conta.

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