Hamsik sta davvero diventando un regista?

“Sono convinto che Marek possa fare bene come regista, proprio nel ruolo di Jorginho. Ha esperienza e qualità”. Esordì così, all’alba di un nuovo ciclo, Carlo Ancelotti, durante la prima conferenza stampa da allenatore del Napoli a Dimaro-Folgarida.

Era l’11 luglio. Dopo ben 5 mesi, è arrivato probabilmente il tempo di tirare le prime somme della nuova vita calcistica di Hamsik. Da mezzala offensiva nel 3-5-2 di Edy Reja, passando per la modifica a trequartista centrale fortemente voluta da Benitez, lo slovacco ha completato la sua evoluzione a “centrocampista totale”, come lo definì qualche tempo fa Maurizio Sarri.

E lo ha fatto non senza intoppi. Da quella torrida mattinata d’inizio luglio sino ad ora l’acqua sotto i ponti è passata incessante, ma Marek non si è mai arreso. Nonostante le iniziali difficoltà in un sistema di gioco che poco gli apparteneva (non è Jorginho), nel nuovissimo 4-4-2 più “Ancelottiano”, il capitano si è ritagliato un ruolo sempre più importante.

Aiutato poi da Ruiz, sempre pronto a creare gioco tra le linee o, all’occorrenza, ad abbassarsi e far girare l’azione, il centro del campo è diventato di assoluta proprietà dello slovacco. Che ha lasciato in eredità proprio a Fabián il “suo” centro-sinistra, in passato terra preferita da Hamsik.

Nel momento della presentazione della sua autobiografia a metà settembre, la leggenda partenopea ha sancito: “Ancelotti mi ha sempre voluto regista, l’evoluzione sta andando bene, spero di migliorare”.

Una sete di perfezionamento che non cessa neanche dopo undici anni a Napoli, tre trofei conquistati e la ricerca spasmodica di un ruolo preciso che a Marek proprio non s’addice. Forse il numero 17 non sarà diventato un metodista canonico, ma d’altronde le etichette non appartengono ai grandi. Perché la classe non può giacere al servizio della tattica pura. In nessuna circostanza.

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