Dimaro 2018 tra una ricca eredità e la voglia di progredire, l’estate della svolta di Ancelotti

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Pronti, via! In concomitanza con la fase finale di questo avvincente e sorprendente Mondiale, le squadre di club iniziano a radunare i propri effettivi per affrontare al meglio le rispettive fasi di preparazione alla prossima stagione calcistica.

Al momento dei ritiri, si sa, le condizioni delle relative squadre sono delle più variegate: c’è il club ambizioso con una rosa ed un allenatore già consolidati, c’è la squadra neopromossa che tenta i primi passi nella nuova categoria e poi c’è la compagine che si presenta ai nastri di partenza con parecchi ‘stravolgimenti’ sia sul campo che in panchina.

Ascrivere ad una piuttosto che ad un’altra categoria il Napoli della stagione 2018-2019, può risultare superficiale e magari erroneo perché, se da un lato è pacifico che il club di De Laurentiis riparte da un nuovo allenatore e diversi nuovi calciatori (dubbia è la questione di un eventuale arrivo ‘top’), è altrettanto sicuro che i ragazzi che il tecnico si troverà davanti saranno dei professionisti ai quali è stato inculcato negli anni un perfetto automatismo che difficilmente potrà dissolversi in un batter d’occhio.

L’ormai ex capitano del Chelsea John Terry disse di Ancelotti nella sua biografia che: “Era un uomo molto intelligente, arrivò nel nostro spogliatoio con una certa umiltà, capendo di non poter imporre la sua filosofia di gioco stravolgendo i nostri meccanismi già rodati, seppe adattarsi“.
Altro punto a favore del nuovo tecnico azzurro, forte di un novero di qualità dall’imbarazzante corposità, che sa distinguersi anche per il proprio camaleontico approccio ad una realtà già plasmata da un suo (autorevole) predecessore, in grado di far sentire il meno possibile ad una rosa l’arrivo di una nuova realtà, nuovi metodi d’allenamento e nuova filosofia di gioco.

Proprio l’allenamento sarà una delle prime fasi in cui maggiormente si noterà la differenza tra Maurizio Sarri e il tecnico di Reggiolo che, ai tempi del Bayern, rivelò a ‘Kicker‘:
I miei allenamenti? Ho metodi diversi, preferisco esercitazioni meno stressanti, per me gli atleti devono avere il giusto tempo per recuperare; non sono quel genere di allenatore che uccide di lavoro i suoi calciatori“.

Ad ormai un solo giorno dal ritiro di Dimaro 2018 (l’ottavo consecutivo presso questa splendida località), gli interrogativi sono innumerevoli, la curiosità è tanta e si estende su vari ambiti: Arriverà qualcun altro? Ci sarà l’acquisto di un top-player? Come si allenerà il nuovo Napoli di Ancelotti? Con quale modulo giocherà?.

Interrogativi, questi, che non troveranno una risposta almeno fino ai primi di agosto o anche dopo , quando il gioco tornerà a farsi serio e gli undici messi in campo dal neo tecnico torneranno a contendersi ciò che per lunghi tratti hanno sfiorato con mano, salvo arrendersi ad una serie di coincidenze che hanno spostato (ancora una volta) il simbolo tricolore dalle parti di Torino.

La parola chiave è unica e sola: pazienza.
Sarà necessario, infatti, disporre a lungo di questa virtù se vorremo godere dei frutti che il lavoro di un meticoloso tecnico come Ancelotti potrà portare all’ombra del Vesuvio, creando quel giusto mix tra gli automatismi perfetti (o quasi) ereditati da Sarri e la propria filosofia di gioco, palesemente incline all’uso di un trequartista di qualità ma, soprattutto, orientata verso una più ampia rotazione delle risorse che la dirigenza dovrà mettergli a disposizione.