Napoli-Sassuolo, parola-chiave: CALMA

Calma. Serve calma in questo momento nell’analizzare il momento del Napoli. Gli azzurri non vanno, le cose non girano nel verso giusto ed i risultati mancano ma… resta un grosso ma che deve far ben sperare ai tifosi: il gioco c’è, la squadra è viva. A dirlo sono i numeri, gli uomini di Sarri sembrano dominare ogni partita ma a tradirli sono i risultati. Manca la concretizzazione e solo quella. Lasciare le partite sempre in bilico tiene in vita gli avversari fino all’ultimo ed ecco perché si rischiano scivoloni come quello di ieri che portano a vedere peggiorato anche il dato relativo ai gol subiti.

La squadra va vista come un insieme, la miglior difesa è l’attacco e se non funziona bene la fase offensiva ne risente quella difensiva e viceversa. L’undici che scende in campo va visto come un sistema in cui ognuno è specializzato in un compito ma, specialmente per come è strutturato il Napoli di Sarri, se non concretizzi rischi maggiormente di subire nonostante complessivamente durante il match fai un’eccellente fase difensiva in cui concedi un tiro in porta.

Spesso il Napoli ha perso punti per cali di concentrazione ma è evidente che tenere la tensione alta per 90 minuti è impossibile e che quindi per evitare alcuni dispiaceri bisogna ammazzare psicologicamente l’avversario e per fare questo serve il risultato, non basta il gioco.

Inoltre la mancanza di un giocatore di ruolo al centro dell’attacco rende la manovra più prevedibile ed ecco quindi che determinate giocate appaiono forzate e non risulta più esserci fluidità di gioco.

Queste sono alcune delle ragioni per cui gli azzurri stanno avendo difficoltà quest’anno e sono tutte riconducibili e risolvibili con l’innesto di una punta vera nel mercato di gennaio o con il ritorno di Milik, ecco perché va predicata calma.

Ad inizio stagione è stata fatta una scelta che molti abbiamo condiviso e che probabilmente alla fine si è rivelata sbagliata: quella di Gabbiadini come vice-Milik. E’ vero anche che la gestione del tecnico di Figline a tal riguardo non è delle migliori (far giocare spesso Mertens, sostituire il bergamasco quasi ad ogni partita e non lasciarlo mai nelle fasi decisive dei match come possono far sbloccare l’ex Sampdoria?)ma probabilmente in quel ruolo serve qualcuno che riesce a trovare più naturale fare determinati movimenti, attaccare la porta e stare nel modo giusto nell’area di rigore.

Chiaramente ci sono dei problemi che vanno oltre l’assenza della punta, questa squadra potrebbe fare di più caratterialmente (ma non è facile se giochi e non raccogli i frutti) e Sarri potrebbe mostrare maggiore duttilità (ma il suo integralismo di contro è la sua forza poiché la squadra continua ad avere una forte identità come non ha nessuno o quasi probabilmente in Italia e gli automatismi che riesce a dare ai suoi giocatori fino a poche settimane fa li apprezzavamo tutti). Quindi va fatta un’analisi lucida che deve essere legata sicuramente ai risultati ma non deve dipendere esclusivamente da questi poiché non possono determinare loro, da soli, il giudizio di un allenatore o di una squadra. Oggi l’integralismo è un problema, un anno fa eravamo una macchina perfetta che giocava a memoria? Serve equilibrio e soprattutto calma.

Mancano poche partite prima del mercato di riparazione e ci si augura che qualcosa si muoverà in questo senso già in uno dei primi giorni dell’anno nuovo, aspettando il ritorno di Milik che manca come mai avremmo immaginato. Ci auguriamo più che mai che valga il detto “anno nuovo, vita nuova“.

come classifica: sia quella di Champions che quella di Campionato, non sono compromesse, anzi. Nella prima, addirittura, siamo primi e basta un pareggio a Lisbona per passare il turno mentre in Serie A siamo settimi ma a soli 4 punti dalla seconda. Nulla è perduto quindi, gli azzurri sono ancora in corsa per tutto e qualora a gennaio\febbraio dovessero essere risolti tutti i problemi, si potrebbe riaprire quantomeno la qualificazione nella prossima Champions e potremmo vivere un’interessantissima corsa verso le prime posizioni nella fase decisiva della stagione.

come Arek: quanto manca il polacco? Forse più di quanto pensiamo. Sembra difficile pensare che senza di lui avremmo terminato la sfida di ieri senza raddoppiare come si potrebbero tranquillamente immaginare situazioni diverse contro BesiktasDinamo KievLazio dove si è creato ma non concretizzato. E il compito del 99 è proprio questo, forse non è un caso quindi.

come Lorenzo: Insigne sembra, almeno stando a quello che dicono i numeri, tornato a buoni livelli. Tre reti in due partite, però, non devono che essere l’inizio di un nuovo percorso che devono portare il talento di Frattamaggiore a fare una stagione anche superiore a quella dell’anno scorso. Più che mai ne abbiamo bisogno.

M come Mertens: il belga ci prova, è sempre encomiabile ma non è prima punta e questo è evidente. Nonostante il suo impegno, la sua struttura fisica ed i movimenti naturali gli impediscono di sopperire alla mancanza di un giocatore di peso in area. Sulla fascia è sempre devastante mentre al centro necessita di più spazio. Alcuni movimenti sono quelli giusti, perché quando c’è la voglia si riesce ad andare oltre le propria possibilità, ma è nella sua natura ricevere la palla sui piedi ed inventare piuttosto che fare un movimento e ricevere alla Callejon o come deve saper fare una punta che si fa sentire negli ultimi metri.

come anacronistico: lo è Marek Hamsik che sta andando più forte della sua squadra. E’ un giocatore maturo, adulto e non ‘adolescenziale’ come il resto dei suoi compagni. Mai come quest’anno si sta dimostrando leader vero in una squadra in cui è difficile imporre la propria soggettività per la forte identità di gioco e per l’insistenza di automatismi che il tecnico dà alla propria squadra. Lo slovacco è capitano vero e sta avendo continuità di prestazioni di alto livello. Già contro Besiktas Lazio si è preso la squadra sulle spalle e l’ha portata ad ottenere due decisive realizzazioni tanto belle quanto importanti. Continua così, ora sì che sei il nostro capitano.