EDITORIALE – La croce di Insigne

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Esistono uomini, calciatori, che più di altri sono destinati a portare una “croce”. È il destino di Insigne. Il folletto di Frattamaggiore, profeta in patria, sembra un eretico con la maglia azzurra della nazionale. Solo quindici minuti per lui ieri, anche meno, sono bastati per meritarsi la scomunica di gran parte degli addetti ai lavori. Eppure, in un disastro tattico disegnato con cura da Ventura, il Magnifico non ha nemmeno sfigurato più di tanto. Insigne, pur giocando fuori ruolo, ha trovato la porta in due occasioni ed ha fornito un filtrante in area di rigore ricamando calcio puro in un abisso creativo. Nonostante la “bestemmia” del CT di volerlo impegnare al centro, l’esterno più talentuoso d’Italia si è gettato nella mischia con impegno ed abnegazione. Non è bastato, però, per meritare le lodi nelle pagelle post gara. Il talento tricolore, nella storia, non sempre ha goduto di sole luci in Italia. Ricordiamo in epoca recente il ballottaggio tra Del Piero e Baggio, i meno giovani ricorderanno la guerra fratricida da Mazzola e Rivera. La classe, la tecnica sopraffina, sembrano essere difetti per la nazionale, peccati originali da pagare a prezzo altissimo. Il prezzo più caro, però, lo pagano i tifosi. Gli stessi che rischiano di ammirare un mondiale senza una rappresentanza nazionale, incapaci di affezionarsi ad una squadra senza anima ed identità. 

Il precipizio tattico di Ventura ha ammanettato anche i pochi talenti di cui potrebbe disporre. Il suo integralismo è blasfemo e raccapricciante. Annullare Insigne e spegnere la miccia al miglior bomber italiano, Immobile, senza parlare dell’esiliato Jorginho, in favore di un modulo che non calza le qualità degli interpreti è l’unica vera eresia di questa nazionale. Eppure, a conti fatti, l’unico che può realmente portarci in Russia il prossimo giugno è proprio Insigne. Ai suoi piedi sono aggrappate le speranze italiche di ribaltare il vantaggio svedese che, con grinta ed identità nazionale, ha smontato anche le poche certezze di una squadra allo sbando. La croce di Insigne è paradossale. Da abiurato dovrà prendere per mano la squadra e gettarla oltre l’ostacolo. Ventura dovrà sospendere la sua crocifissone tattica sperando possa salvargli la panchina regalandogli il mondiale. Resta solo da vedere se tale auspicata mossa è ancora in tempo per essere vincente oppure, come nessuno vorrebbe, l’harakiri del CT ha già inchiodato la nazionale italiana a guardare i mondiali dal divano di casa. 

Se la qualificazione non dovesse arrivare sarebbe una sventura, questa è l’unica certezza.